Il Tirreno

Grosseto

Galeotto fu il giramondo Osvaldo ispiratore di idee e di etichette

LINA SENSERINI
Galeotto fu il giramondo Osvaldo ispiratore di idee e di etichette

Iniziò con l’acquisto del podere da un compaesano trapiantato in loco  il progetto di vita di Paolo e Giuliana che ora regala belle soddisfazioni 

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TRA I FILARI

LINA SENSERINI

Ci vuole un po’ a trovare Pian del Crognolo, venendo da Grosseto. Bisogna arrivare a Montorgiali, superare il bivio di qualche chilometro, avvicinarsi alle prime case di Pancole e prendere una stradina sulla destra, che scende verso il basso. Un paio di chilometri di sterrato e la vista che si apre vale da sola il viaggio: la Maremma grossetana, osservata da una terrazza, sembra quasi una conca stretta tra le ultime propaggini dei rilievi collinari a sud e a nord del Capoluogo, ben visibile in mezzo alla spianata. In fondo il mare, con l’unico neo della “ferita” delle cave sui monti di Roselle, a cui non si riesce a fare l’abitudine. Poi l’accoglienza squisita dei proprietari e l’entusiasmo che stanno mettendo in questa “avventura” fanno il resto.

Ci sono ancora diverse cose da fare e da sistemare, la cantina da costruire, ma già così si respira l’atmosfera giusta. Accanto alla casa fa bella mostra di sé un’enorme quercia secolare, che si ritrova stilizzata nel logo dell’azienda, sotto alla quale sono sistemati tavoli e sedie, ideale per le serate estive.

«Quando abbiamo acquistato i terreni nel 2008 – racconta Paolo Gozzini – c’era la casa, circa 300 piante di olivi e il resto erano terreni spogli nei quali pascolavano cavalli e capre. È stata nostra cura ampliare il casale, impiantare le viti e altre 500 piante di olivi per cominciare a programmare la futura vita qua». Paolo e Giuliana, insieme ai figli Edoardo (23 anni) e Irene (18 anni), vivono in provincia di Brescia, a Pontoglio, dove lavorano nel campo della ristorazione. Vengono spesso in Maremma e la loro oro intenzione è lasciare l’attività nella città di origine per trasferirsi, quando la struttura sarà completata e potranno aprire anche il B&B.

Tuttavia, la storia di Pian del Crognolo e del suo “legame” con Brescia comincia prima del 2008. «Il precedente proprietario, Osvaldo Selini, aveva acquistato l’azienda circa 40 anni fa, quando si è stabilito a Scansano, dove si è sposato e ha messo radici – racconta Gozzini – Osvaldo, negli anni ’60 era un giramondo, un artista, un pittore, un personaggio di straordinaria versatilità che ha vissuto a Londra, a Amsterdam, a Berlino. Poi, stufo delle grandi città, è tornato e ha cominciato a girare per l’Italia con il suo furgoncino. Un giorno, venendo dalla Sicilia è passato da Scansano e si è fermato casualmente con l’idea di ripartire il giorno dopo. E invece è stato ospitato da alcuni amici, si è fermato un po’ più a lungo e di fatto non è più ripartito...la Maremma è così, entra dentro e poi è difficile lasciarla. Osvaldo ha cominciato a guardarsi intorno, ha trovato il posto giusto per stabilirsi, lo ha comprato, ha messo su un’attività come taglialegna. Noi siamo originari dello stesso paese anche se non ci conoscevamo perché Osvaldo è partito presto da là. Poi, quando era a Scansano, ogni tanto veniva e ci riforniva di legname per la nostra attività. Siamo entrati in confidenza e siamo venuti a trovarlo diverse volte, finché un giorno ci ha proposto di acquistare il podere a patto che lo lasciassimo vivere qua. È stata una scommessa ed è un progetto di vita futura, che potrebbe coinvolgere anche i figli», aggiunge.

Insomma, galeotto fu Osvaldo, che ha trasmesso l’amore per la Maremma a Paolo e Giuliana e che, con le sue incredibili storie di artista giramondo, ha anche ispirato il nome dei vini, tutti legati al circo: tre rossi e un altro in produzione, vini di grande struttura, affinati 24-26 mesi in barriques francesi usate, commercializzati dopo quattro anni. Ogni nome ha una storia, ma è anche legato alle caratteristiche del vino. Così, a parte Le vigne, il rosso base di Pian del Crognolo uscito nel 2013, Sangiovese per l’85% e il resto vitigni internazionali, gli altri vini traggono il loro nome dal mondo del circo, cui si ispirano anche gli eleganti disegni delle etichette: l’Acrobata, da Sangiovese e in aggiunta un 5% di vitigni internazionali, a seconda dell’annata, così battezzato perché richiama equilibrio, eleganza e armonia; il Domatore, un Syrah in purezza, deciso e forte, il cui nome lascia intuire la robustezza unita alla morbidezza di questo vitigno versatile e di grande qualità, che in Maremma è segnato dal gusto pieno, la delicata rotondità e il rosso intenso dai riflessi violacei.

In questi giorni è in fase di imbottigliamento una barrique di Chardonnay, circa 300 bottiglie, che saranno messe in commercio a fine anno, dato che è previsto un affinamento in bottiglia. Un vitigno difficile quanto il Pinot nero, che tuttavia offre uve di alta qualità. Fakir si chiamerà questo vino. E il fiore all’occhiello di Pian del Crognolo è in uscita a fine 2019, su vendemmia del 2015. Un sontuoso taglio bordolese classico, la super-riserva, che si chiama Le Cirque. «Lo faremo solo nelle annate in cui la qualità delle uve lo permette, prendendo il meglio del meglio dalla produzione. Solo una barrique francese nuova, 300 bottiglie, un numero limitato che ne impreziosisca il valore. Per l’etichetta abbiamo scelto l’immagine del capo-circo, che riassume nel nostro immaginario il top della produzione». Pian del Crognolo è certificata biologica, l’olio è biologico e lo sono le uve, mentre il vino, essendo prodotto in un’altra cantina che non prevede la linea specifica, lo sarà quando verrà costruita la nuova struttura aziendale.

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