Italia
Al via la riorganizzazione del Misericordia
Il dg dell'Asl Antonio D’Urso crea un team di 5 dirigenti per riordinare gli spazi lasciati vuoti dopo il trasferimento nella nuova ala
GROSSETO. Via alla riorganizzazione: l’assetto dell’ospedale Misericordia cambia. Il direttore generale dell’Asl Toscana sud est Antonio D’Urso ha creato con una delibera direzionale una “task force”, un gruppo di lavoro per riorganizzare spazi e servizi interni al “vecchio” presidio (in foto) dopo che alcuni settori sono stati trasferiti nella nuova ala il 13 aprile scorso.
Il team è formato da 5 persone: sono il nuovo direttore dell’ospedale Monica Calamai (subentrata all’ex direttore Daniele Lenzi), Daniela Pessina (direttore dell’Unità operativa complessa zone e presidi), il direttore del distretto sanitario dell’Area grossetana Fabrizio Boldrini, l’ingegner Riccardo Antonelli (direttore dell’Area tecnica grossetana), e Antonella Secco (direttore del patrimonio dell’Asl Toscana sud est).
La direttrice Calamai ha prodotto un relazione. Lo conferma lo stesso direttore Antonio D’Urso, che spiega l’input di fondo. «Al gruppo di lavoro - dice - ho dato mandato di utilizzare gli spazi liberati nel vecchio ospedale sia per rendere più efficiente la risposta per i pazienti ricoverati (penso al polo di oculistica o al polo donna), sia per consentire al meglio la presenza di strutture territoriali che garantiscano la continuità ospedale-territorio. È un argomento importante per la città di Grosseto – spiega D’Urso – e merita la massima attenzione. La dottoressa Calamai ha prodotto una relazione, un’altra l’ha redatta il dottor Boldrini. La revisione delle attività interne del presidio grossetano è in corso: abbiamo strutture anche di continuità e assistenza territoriale – conclude D’Urso – che insistono su spazi che possono essere migliorati, anche e soprattutto per rafforzare la continuità con il territorio».
Proprio su questo argomento cardine si è appuntato l’interesse di Boldrini, direttore del distretto area grossetana (che comprende gli ospedali di Grosseto, Castel del piano e Massa marittima) e della società della salute. Il trait-d’union tra ospedale e territorio al momento mostra grosse punte di debolezza. Per esempio i posti letto destinati alle cure intermedie sono pochi. Di cosa si tratta? L’ospedale di comunità è un ponte tra il ricovero e l’assistenza domiciliare: una struttura che dentro l’ospedale costituisce “un’alternativa” all’assistenza domiciliare nei casi in cui questa non sia possibile o per mancanza di un supporto familiare o perché c’è bisogno di un’assistenza infermieristica continuativa. In pratica a quei pazienti con malattie non acute che hanno concluso il ricovero in ospedale, l’assistenza è sempre garantita, nello stesso ospedale, dai medici di famiglia, infermieri e Oss. Si parla di “cure intermedie”. «Ciò che vorrei ottenere - dice Boldrini, che ha lavorato in accordo coi sindaci - è il raddoppio del numero dei posti letto territoriali destinati alle cure intermedie nell’intero distretto (da 50 a 100)». Monica Calamai mostra ampi spiragli. «Si tratta di uno dei problemi cardine – dice – per dare risposte a una popolazione che si dimostra longeva e la cui durata di vita superiore alla media comporta anche più patologie, le quali non necessariamente trovano risposte esclusive nell’ospedale; ma non è un problema solo di numeri. Il progetto ha in sé un respiro più profondo: il nostro spirito è quello di ottenere una sinergia sempre più stretta tra ospedale e territorio”.
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