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«Se vuoi spacciare per me devi firmare il contratto» Scarcerato dal Riesame
Emanuele Galazzo, 32 anni, era stato arrestato su ordine del gip di Grosseto: ora è ai domiciliari. Il cliente lo scagiona: «Mi dava la droga gratis»
porto santo stefano. È tornato a casa, all’Argentario, dove vive con la compagna. Emanuele Galazzo, pescatore argentarino di 32 anni difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, ha ottenuto dai giudici del tribunale del Riesame gli arresti domiciliari.
L’uomo era finito nel carcere di via Saffi lo scorso 16 luglio: il giudice per le indagini preliminari Giovanni Muscogiuri aveva ordinato l’arresto dell’uomo, insieme a quello di Abderahman Jarmouni, 20 anni e David Mercedes, 44 anni. Galazzo era accusato di spaccio ed estorsione, per aver minacciato un ragazzo dell’Argentario che avrebbe comprato da lui la droga, di farlo saltare in aria con il tritolo se non avesse pagato i debiti contratti.
Il profilo criminale dell’uomo però, secondo l’avvocato Cerboni che ha depositato la richiesta di domiciliari concessi poi dal tribunale, non sarebbe così smaccate come sostenuto nell’ordinanza del gip. E per affermarlo, l’avvocato del trentaduenne cita due testimonianze raccolte dagli unici due clienti dello spacciatore. Uno di loro, sentito dal pm Anna Pensabene che ha coordinato le indagini dei carabinieri della Compagnia di Orbetello, ha raccontato che «Galazzo Emanuele mi chiese se volevo entrare nel giro dello spaccio di sostanze stupefacenti, lo potevo fare firmando un contratto», mentre un altro ragazzo che ha detto di rifornirsi dal pescatore, ha specificato che «lui, tutte le volte in cui mi sono recato ad acquistare sostanza stupefacente, non mi ha mai chiesto denaro, sono sempre stato io a lasciare dei soldi, gli lasciavo dai cinque ai dieci euro, una volta gli ho lasciato anche 20 euro».
Per l’avvocato Cerboni, la posizione del suo cliente è abbastanza definita: «Siamo certamente in presenza di uno spacciatore atipico - scrive il legale nel ricorso - se non addirittura eccentrico: se spaccia lo fa a titolo gratuito, se cerca collaboratori nell’illecita attività, pretende un inquadramento contrattuale in forma scritta. Il gip avrebbe dovuto analizzare anche questi elementi che sono negli atti e non solo prendere per buona la richiesta del pm».
Il trentaduenne, che non ha la patente, difficilmente avrebbe potuto fare la spola tra l’Argentario e Grosseto per rifornirsi di droga da Jarmouni e da Mercedes per rivenderla all’Argentario. Che si tratti di un consumatore, nessuno lo nega: quando i carabinieri hanno perquisito la sua imbarcazione, sulla quale avrebbero dovuto trovare 41 grammi di cocaina, così come aveva assicurato ai militari uno dei clienti dell’uomo, non c’era nulla. Invece, è stato lui a consegnare ai militari le tesserine di plastica che utilizzava per assumere cocaina. Galazzo quindi, poco ci sarebbe entrato con gli altri due spacciatori finiti in carcere: l’uomo ha un lavoro e un reddito e per questo non baserebbe la propria fonte di sostentamento nell’attività di spaccio. E anche la sua compagna lavora e ha anche lei un reddito. Nel corso delle perquisizioni, inoltre, non è stata trovata all’uomo nemmeno una bilancia o qualunque altro materiale da utilizzare per l’eventuale confezionamento delle dosi.
Non ci sarebbe nemmeno il pericolo di fuga o quello di reiterazione del reato. Per questo i giudici del tribunale del Riesame gli hanno concesso i domiciliari. —
Francesca Gori
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