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Esperta di caccia e di armi circondata da cattivi compagni

Esperta di caccia e di armi circondata da cattivi compagni

Sonia Santi lavora in un supermercato di Venturina Terme In paese: «Introversa, ma nessuno poteva immaginare» 

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GAVORRANO. In arabo, hemar, vuol dire rosso. E proprio Hemar, nel racconto fatto da Rahaal Eljamouni, il diciannovenne ferito nella sparatoria a Poggio al Fabbro, aperta campagna di Gavorrano, è il nome dell’uomo che gli ha sparato. Lo stesso nome fatto da un altro spacciatore ai carabinieri, il cugino di Boazza Jarmouni, il venticinquenne che in quel boschetto dove i clienti arrivavano per acquistare hashish e cocaina è rimasto ucciso. Hemar è Mirko Meozzi, il 45enne fermato dai carabinieri su ordine del sostituto procuratore Anna Pensabene la vigilia di Ferragosto. Nipote dell’ex sindaca eletta con il Pds Alduvinca Meozzi, figlio di una delle più apprezzate parrucchiere di Follonica, l’uomo è accusato di aver fatto fuoco e di aver colpito prima Eljamouni, poi Jarmouni. Quel colpo di pistola è stato fatale per il venticinquenne. Meozzi però non aveva una pistola e non aveva nemmeno un’auto con la quale raggiungere il boschetto dove sapeva di poter trovare la droga. Il giorno prima era già stato là a comprare hashish. Era stata Sonia Santi, trentatreenne di Suvereto, a chiamarlo al telefono per chiedergli se fosse andato con lei a “fare un giro”. La donna è passata a prenderlo a bordo della sua Fiat Punto grigia: hanno prima imboccato l’Aurelia, poi sono hanno girato a Scarlino Scalo per raggiungere il Filare. Sonia Santi aveva con sé una pistola calibro nove.

Dipendente stagionale della Coop, la donna è accusata di concorso anomalo nell’omicidio di Gavorrano.

C’è chi si è dato di gomito quando nei giorni scorsi nell’abitazione della famiglia Santi a Suvereto hanno visto arrivare le auto dei carabinieri. Ma nessuno pensava che potessero esserci dei collegamenti con i fatti di Gavorrano. Sonia Santi, 33 anni, impieghi saltuari e per lo più da stagionale, vive con i genitori e la sorella minore alle porte del centro storico, in una zona di nuova edificazione. Quest’estate stava lavorando con un contratto a tempo determinato in un supermercato di Venturina Terme. C’è chi la definisce introversa e chi in paese si spinge a parlare di lei come di un tipo particolare, sottolineandone qualche strana frequentazione. Con spacciatori e pregiudicati della zona.

Una ragazza sicuramente fuori dall’ordinario, Sonia Santi, non fosse altro che per la sua passione per la caccia che praticava con continuità da alcuni anni e per la quale aveva conseguito il porto d’armi.

Si dice che sia un amore trasmesso dal padre, anche lui appassionato cacciatore. E a questa si unisce la passione per i cani, con i quali ha partecipato anche a competizioni di agility dog.

Tutte attività in cui spesso viene ritratta con fotografie pubblicate sui social. «Non ha mai avuto grandi amicizie in paese, stava piuttosto in disparte, ma certo questo non spiega quello che avrebbe fatto», dicono a Suvereto.

Non risultano precedenti specifici per spaccio o uso di sostanze stupefacenti a carico della donna, ma quello non è certo un mondo al quale sia estranea. Non fosse che per le sue frequentazioni e l’episodio che l’ha portata in carcere a Sollicciano. «Una famiglia tranquilla», ripetono in molti. Il padre che lavora nell’edilizia, la mamma casalinga. «Certo quella figlia viveva un po’ nell’ombra, ma nei paesi non pensi mai che possa essere tra i protagonisti di una vicenda così grave». —

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