Il Tirreno

Grosseto

la svolta 

Roccatederighi deve arrendersi Terra battuta per il palio storico

Gabriele Baldanzi
Roccatederighi deve arrendersi Terra battuta per il palio storico

Nessuno si assume la responsabilità di consentire ai ciuchi di correre sull’asfalto Il Comune aiuterà la Pro loco a coprire i maggiori costi che ne derivano

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ROCCATEDERIGHI. Dopo 88 edizioni – la prima nel 1927 – anche Roccatederighi è costretta ad abbassare la testa di fronte alla burocrazia delle eccessive tutele che finiscono per “ammazzare” le tradizioni, scoraggiare i festeggiamenti popolari, svenare le associazioni che organizzano eventi. Il Palio storico dei ciuchi 2019 – mai un incidente, mai un graffio per un quadrupede, un fantino o uno spettatore in quasi cento anni – si svolgerà per la prima volta su un percorso in terra battuta.

Era il 2013 quando il Tar confermò che le corse dei somari si potevano effettuare anche sull’asfalto, così come stabilito – nero su bianco – dalla Regione Toscana nel 2011 con un regolamento fatto apposta per salvare queste tradizioni. La sentenza riguardava il ricorso presentato dalla Lav contro la Regione e il Comune di Roccastrada prendendo a esempio proprio il palio di Roccatederighi.

Queste manifestazioni hanno un grande seguito in Toscana. Da Querceta a Torrita, da Marina di Campo a Campagnatico, da Roccastrada a Vetulonia, una volta all’anno, si riattizza la fiamma sopita delle antiche rivalità rionali. E intorno a certe disfide alcuni paesi, come Roccatederighi o Campagnatico, hanno costruito anche un piccolo business turistico.

Il big bang lo innescò a suo tempo una sottosegretaria del ministero della salute di vocazione animalista che decise di porre severe restrizioni alle corse di cavalli e asini. Senza distinzione alcuna. Questione di sicurezza – si disse. Come se a ragliare fossero i motori di una monoposto, anziché indolenti quadrupedi. E i fantini centauri. Dieci anni fa, in gran parte dei paesi i palii si correvano per strada. Gli zoccoli degli asini picchiavano sull’asfalto, e secondo l’allora sottosegretario questo ne metteva a repentaglio la salute.

Da qui l’obbligo di “ricoprire l’asfalto con materiale idoneo ad attutire i colpi degli zoccoli”. Per le casse di alcuni borghi toscani un’operazione dai costi insostenibili. Oggi come allora. All’epoca partì una rivolta, che la Regione ascoltò e condivise. Come? Modificando il suo regolamento: una deroga per quei palii dove gli asini corrono per meno di 250 metri. Nell’anno di vuoto, il 2010, molti paesi dovettero rinunciare alle carriere, ma non alle proteste. Come quella, memorabile, andata in scena proprio qui, il 14 agosto 2010, sotto lo sguardo di decine di carabinieri e questurini incaricati di verificare che i somari non corressero sull’asfalto e non ci fossero scontri tra paesani e animalisti, presenti in gran numero. Negli ultimi otto anni il palio, in Alta Maremma, si è sempre disputato sulla via principale del paese lasciando abbaiare alla luna la rappresentanza “animalista” in commissione, con il sindaco di turno a baccagliare e infine firmare il via libera alla manifestazione, in forza della norma regionale.

Quest’anno la Pro loco e il primo cittadino di Roccastrada si sono dovuti piegare alla burocrazia, ai “nemici” del Palio. Sono cambiate le condizioni. Nessuno pare più disposto ad assumersi certe responsabilità. Il timore è che non si possa tornare indietro. Che la rinuncia al buon senso (la terra battuta, il doppio transennamento, la rete antigatto) sia il prologo ad altre prescrizioni, tese unicamente a chiudere certe kermesse. A onor di cronaca va detto che l’aggravio di costi sarà condiviso dall’Amministrazione comunale, che darà un contributo alla Pro loco. –

Gabriele Baldanzi

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