Il presidio
Sopralluoghi, analisi e tabulati Incastrato dal test del Dna
Il passaggio del mezzo a bordo del quale si muoveva l’indagato è stato registrato anche dalle telecamere di sorveglianza all’ingresso della città
grosseto. Colpiva Grosseto, la zona a nord della città, soprattutto e l’area artigianale. Poi si spostava verso il mare e al suo passaggio, si lasciava dietro le spalle una scia di roghi: cinquanta, ne ha contestati al momento il pm Salvatore Ferraro che ha coordinato il lavoro dei carabinieri del nucleo investigativo, dei militari del nucleo forestale e di quelli della stazione di Castiglione della Pescaia. Un lavoro di squadra, che ha permesso di raccogliere prove che sono state consegnate al pm: tra queste anche il Dna del sessantenne che sarebbe stato trovato su almeno tre inneschi, uno del 2016, gli altri due che avrebbero provocato almeno due incendi l’anno successivo.
Lunghe, minuziose e soprattutto difficili: le indagini dei carabinieri di Grosseto sono andate avanti per anni, durante i quali le tracce del passaggio dell’uomo sono state passate al setaccio. Anzi, i militari hanno dovuto fare di più: prima di tutto capire se quei roghi fossero stati provocati dalla mano dell’uomo o se fossero accidentali. Una volta stabilito che si trattava di incendi dolosi, i militari hanno dovuto cominciare a tracciare una sorta di identikit di chi fosse a seminare il panico in Maremma. Le possibilità erano ampissime: il sessantenne infatti non avrebbe avuto alcun motivo per provocare tutti quegli incendi, se non appunto seguire una sua pulsione. Per questo è stato difficile individuarlo: sostanzialmente, dare un nome e un volto all’uomo, sarebbe stato come trovare un ago in un pagliaio. Alla fine però il cerchio si è chiuso e ora c’è un indagato che dovrà difendersi dalle accuse che gli vengono contestate. —F.G.
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