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Inceneritore, dieci domande a Scarlino Energia
Gli attori della class action e il Forum ambientalista pretendono chiarimenti tecnici e ipotizzano forme di abuso nell’iter procedurale
SCARLINO. Dieci domande a Scarlino Energia. Su forni, fumi, procedure, dosaggi, controlli. A chiedere che siano rivolte, nella conferenza dei servizi, sono gli attori della class action contro l’inceneritore. E la nuova richiesta di chiarimenti è la conseguenza della lettura critica dei verbali della riunione della stessa conferenza che si è tenuta il 27 luglio scorso.
L’avvocato Roberto Fazzi e (per il Forum Ambientalista) Roberto Barocci ne hanno parlato con gli organi di informazione dopo aver rilevato che «i chiarimenti richiesti dalla conferenza dei servizi a Scarlino Energia sono assolutamente insufficienti»; ipotizzano un abuso da parte di chi «vorrebbe privare illegittimamente i Comuni di Scarlino e Follonica del diritto di produrre i documenti tecnici agli atti della class action, consentendo di produrli alla sola Scarlino Energia», ritenendo «gravi, paradossali e grottesche» le dichiarazioni riportate nei verbali anche a proposito della valutazione di impatto sulla salute. Barocci e Fazzi ricordano che la Cassazione ha consentito di «esportare» in questo procedimento gli atti prodotti nella causa civile e in particolare la consulenza depositata dal collegio peritale. Quest’ultimo «ha accertato ulteriori e gravi carenze dell’impianto»: la forma dei forni, che sarebbe «inadeguata», «la mancanza di filtri a maniche sui fumi e lo sversamento di 9.600 metri cubi al giorno di acque nel golfo di Follonica, trattate in precedenza con sedimentazione». Insomma, raccomandazioni e prescrizioni sarebbero state disattese.
E sulla base di questi elementi, i responsabili della class action hanno posto dieci domande; sulla combustione, sulla controllabilità delle temperature e sull’eccesso di polverosità; sulle modifiche sostanziali alle parti a catino; sulla correttezza dell’altezza del tdh dei forni; sul trattamento delle acque emunte da pozzi ricchi di arsenico e metalli pesanti; sulla gestione di due linee fumi con un unico ventilatore di espulsione; sul dosaggio dei carboni attivi iniettati; sulla distanza del portale di misura di radioattività dei rifiuti in ingresso; sulla mancata diversificazione dei procedimenti autorizzativi in relazione al numero elevato di tipi di rifiuti in arrivo all’impianto; sul programma di interventi da attuare in caso di riattivazione dell’impianto; infine sulla bonifica del sito in fase 2.
Dice Barocci: «I dirigenti della Regione Toscana non ottemperano a quanto deciso all’unanimità dal consiglio regionale a proposito della valutazione della relazione del Cnr e della relazione conclusiva dei ctu nel procedimento civile preso il Tribunale di Grosseto, definiti “pareri autorevoli, autonomi e terzi”». Barocci è convinto che Scarlino Energia non abbia detto tutta la verità e che le conclusioni tecniche espresse dai consulenti siano state accolte come vere dai funzionari della Via «senza compiere altre e autonome verifiche». —
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