Il presidio
Zanne di elefante e Neanderthal di Maremma: il "caso” a Superquark di Piero Angela
Rimontate per l’occasione da Simona Pozzi della Soprintendenza e dai restauratori della società Atlante
GROSSETO. Superquark, la trasmissione di Rai Uno, condotta da Piero Angela, trasmetterà stasera, mercoledì 7 agosto, un reportage sul sito preistorico di Poggetti Vecchi, vicino a Grosseto, con interviste, ricostruzioni in tre D e immagini inedite su ciò che accadde 170 mila anni fa.
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Il servizio è stato girato al complesso museale delle Clarisse, sul luogo del ritrovamento e nei laboratori dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria dell’Università di Firenze, con la collaborazione della società Atlante e la supervisione dei funzionari della Soprintendenza.
In occasione delle riprese di Superquark le due appendici dell’elefante, lunghe tre metri, rinvenute alle porte di Grosseto, poi restaurate dalla società Atlante e già esposte in una mostra al Cassero Senese nel 2015, sono state rimontate da Simona Pozzi (Soprintendenza) e dalle sapienti mani degli esperti restauratori della società Atlante, sotto la supervisione della responsabile Stefania Caloni.
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È un luogo particolare, quasi magico – i Poggetti Vecchi. Qui, ai piedi dell’omonima collina, sgorga da sempre una sorgente di acqua calda. In età paleolitica – cioè oltre 170mila anni fa – in quest’area termale elefanti e uomini di Neanderthal cercarono rifugio dall’improvviso inasprimento del clima, all’inizio della penultima era glaciale. Per alcuni di questi pachidermi – alti quattro metri al garrese e pesanti 8-10 tonnellate – il sito di Poggetti Vecchi si trasformò, però, in una trappola. Diversi esemplari morirono di inedia, quando il cibo si esaurì. Così i nostri antenati di Neanderthal, che svolgevano nella valle attività di caccia e raccolta, si ritrovarono a disposizione un bottino insperato: le carcasse degli elefanti, appunto, macellate utilizzando i numerosi strumenti in pietra rimasti poi sul posto insieme ai resti degli animali.
La ricostruzione è frutto del lavoro di una equipe di ricerca multidisciplinare, coordinata dall’archeologa Biancamaria Aranguren, direttrice del gruppo di lavoro che nel 2012 condusse lo scavo.
«Lo scavo compiuto a Poggetti Vecchi, vicino a Grosseto – racconta Aranguren – ha dietro una storia incredibile. I proprietari del terreno stavano costruendo una piscina termale e a due metri e mezzo di profondità uscirono delle ossa fossili. Intervenne la Soprintendenza e fu ordinato uno scavo d’urgenza, pagato – spiega – da Aldo Ceccarelli, proprietario del terreno». I frutti sono stati generosi. Fu trovata una serie stratigrafica che è stata datata 171mila anni fa, cioè alla fine del Pleistocene medio. Nello strato più antico fu trovata una grande paleosuperficie e i resti, quasi completi, dell’ormai celebre Paleoloxodon antiquus. Insieme, c’erano strumenti in pietra e resti lignei.
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«È proprio questo – prosegue la Aranguren – il ritrovamento più importante di Poggetti Vecchi, cioè una serie di strumenti in legno, che eccezionalmente si sono conservati grazie alle particolari condizioni umide del sedimento. Si tratta di bastoni lunghi più di un metro con le estremità lavorate con il fuoco a formare un’impugnatura da una parte e una punta smussata dall’altra. Sono bastoni da scavo, strumenti usati ancora oggi dalle popolazioni di cacciatori-raccoglitori, in particolare dalle donne, per raccogliere radici, tuberi e per cacciare piccole prede».
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I manufatti identificati sono trentaquattro, tutti in legno di bosso, una specie selezionata per la sua particolare durezza e compattezza, che i frequentatori neanderthaliani del sito potevano trovare sulle vicine formazioni collinari, come ha rivelato lo studio dei pollini fossili. E la scoperta, di risonanza internazionale, è arrivata proprio dallo studio dei bastoni di legno di bosso, fabbricati utilizzando il fuoco. I Neanderthal di Poggetti Vecchi erano in grado – 170mila anni fa – di controllare il fuoco, alimentarlo e utilizzarlo come uno strumento per la lavorazione di altre materie prime. Oggi si trovano a Firenze. Diverso il discorso per le zanne. —
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