Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Cibo agli spacciatori nel bosco Chiesto il processo per 27

Francesca Gori
Cibo agli spacciatori nel bosco Chiesto il processo per 27

Tra Capalbio e Magliano i consumatori venivano utilizzati come autisti e davano indicazioni a chi voleva andare a rifornirsi di stupefacenti in quella zona

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È stata fissata per martedì 8 ottobre l’udienza preliminare di fronte al giudice Giovanni Muscogiuri per decidere sul rinvio a giudizio richiesto dai sostituti procuratori Anna Pensabene e Giovanni De Marco per ventisette persone, accusate a vario titolo di spaccio.

Uomini di origini nordafricane e italiani avevano stretto un sodalizio con alcuni consumatori che, secondo le indagini dei carabinieri, sono state indotte a cooperare per ottenere in cambio di favori, soldi e droga. Said Jarmouni, 38 anni, Jawad El Azzouzi, 32 anni, Ahmed Jarmouni, 30 anni, Brahim Jarmouni, 37 anni, Moustapha Jarmouni, 31 anni, Ivan Dominici, 32 anni, Mohamed Guennane, 37 anni, Said Satia, 39 anni, Abderrahim Jarmouni, 27 anni e Noureddine Esseddyquy, 37 anni, Selene Bennato, 26 anni, Youssef El Alama, Said Jarmouni, Mohamed Musei, 32 anni, Hicham Er Rifaiy, 28 anni, Mortar Mansour, 41 anni, Francesco Domenichini, 53 anni, Monica Contri, 52 anni, Khalid Oufetoul, 32 anni, Juri Bagni, Sara Rondanelli, 44 anni, Alessandro Stefanelli, Roberta Palazzini, 50 anni, Lubomir Emanoilov Chkodrov, 61 anni, attualmente irreperibile e Dino Bertoli, 47 anni erano stati indagati a conclusione di una lunga indagine dei carabinieri.

Il gruppo di spacciatori aveva indotto a collaborare con il sodalizio le persone che sono state indagate e che da semplici acquirenti si sono trovati nei guai.

I carabinieri avevano infatti individuato in tutto ben sei piazze di spaccio identiche a quella di Orbetello: tutte nei boschi e tutte gestite da magrebini. Una di queste veniva addirittura pubblicizzata non solo con il passaparola ma anche con messaggini agli acquirenti più assidui attraverso utenze dedicate che venivano sostituite ogni 15-20 giorni.

Gli investigatori hanno tenuto d’occhio i clienti: il via vai nei boschi della zona era continuo. Molti di loro erano giovani, tanti gli studenti e tantissimi tossicodipendenti che sapevano dove trovare la droga con la quale venivano riforniti i maggiori centri dei litorali viterbese e maremmano.

I tempi e le modalità delle cessioni venivano fissati direttamente con gli assuntori che si fermavano al limite del bosco e aspettavano il loro turno come in un drive in. Ed è lì che sono entrati in gioco i clienti che sono diventati complici di un sistema di spaccio ben collaudato: il gruppo dei nordafricani che gestivano il drive in della droga nei boschi, smantellato dai carabinieri della compagnia di Grosseto attraverso servizi di osservazione e intercettazioni telefoniche, aveva convinto, attraverso la cessione di droga o il pagamento di soldi, alcuni tra i clienti più fedeli ad accompagnarli durante gli spostamenti che avevano bisogno di fare e portando loro cibo e altri generi di prima necessità che permettesse loro di poter continuare a vivere nel bosco, senza aver bisogno di uscire.

Ma soprattutto erano i clienti finiti poi nei guai ad accompagnare chi aveva bisogno di acquistare cocaina, eroina e hashish al drive in o a dare indicazioni precise per trovare la piazza dello spaccio lontana dalla strada e da occhi indiscreti, sotto gli alberi del boschetto di Capalbio. Piazza che ora è stata smantellata. —

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