Il Tirreno

Grosseto

l’incidente alla nuova solmine 

I sindacati chiedono garanzie per gli operai e procedure più sicure

Francesca Gori e Giulia Sili

Quattro le persone che sono andate all’ospedale Santini (Cgil): «La salute deve stare al primo posto»

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Sono tre gli operai della Venator che giovedì sera sono stati investiti dalla nuvola di vapore e di acido solfidrico fuoriuscita dalle valvole di sicurezza dell’impianto della Nuova Solmine. Tre operai per i quali è scattato l’allarme di sicurezza lanciato da Venator e che sono subito stati soccorsi dal medico presente sull’impianto. Oggi stanno bene e sono stati visitati anche dai medici del pronto soccorso del Misericordia di Grosseto, ma non se la sentono di raccontare quei minuti di paura. Oggi è l’rsu Cgil che ha seguito da vicino la vicenda, a raccontare quanto accaduto intorno alle 21,15 quando sull’impianto stavano per darsi il cambio i turnisti: «I tre operai sono stati presi dalla nube arrivata dalla Nuova Solmine – racconta Riccardo Tosi – in particolare due di loro, e visto che hanno avuto i classici sintomi che si hanno in queste occasioni, quindi bruciore alla gola e agli occhi, sono stati accompagnati in infermeria da un terzo operaio. Tutti e tre sono stati visitati e tutti sono stati sottoposti a delle analisi per sincerarsi delle loro condizioni di salute. In due, dopo l’accaduto, sono rimasti sul posto di lavoro, mentre un terzo è stato mandato a casa per riprendersi». Non solo: anche un cittadino di Scarlino nel pomeriggio di venerdì si è recato alla Asl per farsi visitare dopo aver accusato bruciore alla gola. «È successo un problema in Solmine – spiega Furio Santini della Cgil – le valvole non hanno funzionato e c’è stata una fuoriuscita di gas che ha investito la parte della Venator, è difficile ricostruire perfettamente quello che è successo e oggi siamo dietro agli eventuali sviluppi. Se c’è qualche procedura da rivedere – continua Santini – chiediamo a gran voce che venga fatto il prima possibile. Lo chiediamo ad alta voce per ridurre il rischio che in futuro possa succedere di nuovo un episodio di questo genere. La sicurezza delle persone interne, e quella dei cittadini tutti, sta sempre al primo posto». C’è poi da capire la questione degli allarmi, perché giovedì sera è stata la Venator a lanciare il segnale di pericolo e non la Nuova Solmine, responsabile della fuoriuscita: «Ancora non abbiamo dati certi – continua Santini – Venator è stata investita da questi 3 minuti di gas SO2 però ancora non abbiamo certezze, comunque li abbiamo sollecitati. Anche tramite la Asl chiediamo che vengano riviste le procedure interne affinché in futuro non possa succedere». Tutto, sembra, è avvenuto in un momento particolare in cui si stavano facendo delle prove di ripartenza: «Quando c’è una concomitanza di eventi che si concentrano in un solo momento è importante lavorare al meglio ed è per questo che bisogna lavorare tutti affinché questi eventi non si ripetano: questo si fa con l’intelligenza delle persone e con l’impegno delle aziende – conclude Santini – Si parla di fabbriche chimiche e l’allerta deve essere sempre al massimo».

Intanto ieri, alla Nuova Solmine, si sono presentati anche i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico dell’Arma per effettuare altre analisi, oltre a quelle già eseguite dall’Arpat.

I carabinieri della stazione di Scarlino erano già intervenutoi giovedì sera, quando avevano ricevuto l’allarme dell’incidente ma per analizzare i valori delle emissioni, serve appunto l’intervento dei militari del Noe. Al momento non è stato aperto alcun fascicolo in Procura: il soprallugo dei militari specializzati nei reati ambientali serve soltanto a raccogliere dati e campioni da analizzare. —

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