Il presidio
Un magico cartello e la buca non c'è più
GROSSETO. La necessità aguzza l’ingegno, si sa. Da tempo le amministrazioni pubbliche d’Italia hanno necessità di soldi per riparare strade - urbane e non - che dalle Alpi alla Sicilia salvo rarissime eccezioni fanno schifo. I soldi non ci sono, e allora l’ingegno italico entra in campo. Tanti, per esempio (e qui ne sappiamo qualcosa) decidono di estirpare gli alberi a bordo strada: motosega e problema risolto, salvo poi ritrovarsi punto e a capo perché comunque le strade si usurano.
Spesso però gli alberi non ci sono o abbatterli costa troppo, in termini economici o di consenso elettorale. Così, aguzza l’ingegno, si passa alla più semplice delle strategie: si piazza un bel cartello e si limita la velocità. Come dire: io non sono in grado di tenere la strada a modo, se ti ci fai male o ci rovini l’auto, la colpa è tua.La strategia non è nuova: chiunque giri il Belpaese sa come Anas metta cartelli ovunque, che poi restano lì per anni. Il sistema ha fatto scuola e ultimamente nel Grossetano (dalle provinciali al capoluogo, passando per l’Argentario) fioriscono limiti a volte quasi incredibili, come i 5 di Rosmarina. Vabbè.
Meglio prudenti che all’ospedale o dal carrozziere. Con un paradosso: spesso buche e cunette le lasciano i lavori per le fibre ottiche, quelle che ci garantiranno connessioni ultraveloci con il mondo. Così, a breve, ci metteremo un nanosecondo per chattare con l’amico in Indonesia; e un paio d’ore per andare a trovare mamma, che abita due isolati più in là.
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