Il presidio
L’industria dell’agroalimentare dà risultati ma non si trova personale competente
Marketing, logistica, controllo qualità: il settore offre tante opportunità di lavoro, ma servono le competenze. I corsi ci sono, ma molti li ignorano
L’industria alimentare è il secondo asset manifatturiero italiano, con un fatturato di 132 miliardi di euro (8% del Pil). L’agroalimentare, dicono, è il comparto sul quale la Maremma conta per uscire dalla lunga crisi produttiva in cui è impantanata. L’obiettivo, dicono anche, è emanciparsi dall’idea romantica di un territorio a vocazione rurale, ma incapace di trasformare i prodotti agricoli e creare valore aggiunto. Quindi ricchezza e posti di lavoro. Strategia alla quale dovrebbero dare gambe il “distretto agroalimentare della Toscana sud” e il “polo tecnologico per l’agroalimentare”.
C’è però, fra gli altri, un problema: il cosiddetto mismatch (discrepanza) tra le competenze reali possedute dai lavoratori e quelle effettivamente richieste dalle imprese. Lo ha messo in evidenza una recente inchiesta del Sole24Ore. Entro cinque anni, secondo le previsioni di Federalimentare, le aziende italiane del comparto assumeranno 43.450 persone. Il 7% delle quali in possesso di laurea o diplomati in corsi Its (istruzione tecnica superiore). Cioè a dire 3.050 addetti con qualifiche di livello medio/alto. Cui si aggiungeranno 11.600 diplomati comuni e 28.830 persone in possesso di qualifiche professionali.
A fronte di una domanda non piccola di addetti con competenze specifiche, tuttavia, dei circa 13mila frequentatori di corsi Its (istruzione tecnica superiore), lo scorso anno in tutta Italia solo 244 erano quelli iscritti nell’area agroalimentare. Cioè a dire: c’è un divario fra quel che studenti (e famiglie) aspirerebbero a fare, e quelle che sono le realistiche opportunità offerte dal mercato del lavoro. Problema peraltro comune a più comparti produttivi.
Grosseto e la Maremma stanno dentro questo equivoco. Il capoluogo maremmano, infatti, è sede dell’Istituto tecnico superiore E.A.T. (Eccellenza agroalimentare toscana), con sede in via Giordania. Che oggi organizza quattro corsi di istruzione tecnica superiore a Grosseto, Pistoia, Firenze e Cortona, oltre a un altro paio in rampa di lancio a Pontedera e Firenze. Corsi biennali di 2mila ore – 1.200 di formazione in aula e 800 di stage in azienda – con classi di 20 persone ciascuno (25 da quest’anno). A Grosseto il corso riguarda il food identity management. A Firenze è denominato enofood.com. A Pistoia, invece, il corso è Agri.mktg 4.0 e a Cortona Farmer 4.0. Pronti a decollare i due nuovi a Pontedera, per Gastronomo, e Firenze, sull’agricoltura di precisione. Si tratta di una gamma variegata di professioni high skill (qualificate): dagli esperti di marketing, a quelli in logistica, controllo di qualità, certificazioni, cicli produttivi, management e così via.
Ebbene, nonostante in Italia, in Toscana e in Maremma ci sia un tessuto imprenditoriale pronto ad assorbire questo tipo di professionalità, i corsi Its, in particolare a Grosseto, ogni anno fanno una certa fatica a reclutare studenti. Per un percorso formativo biennale di studi specialistici – anello di congiunzione tra scuola superiore e università – che entro un anno garantisce lavoro al 75% dei propri diplomati, infatti, ci si aspetterebbe una vera e propria ressa per ottenere l’ingresso. Ma così nei fatti non è. A seconda delle sedi, fino ad oggi, a fronte dei venti posti in palio, si sono registrate dalle 30 alle 60 domande. Tant’è vero che la Fondazione E.A.T. che associa i sostenitori dei percorsi formativi – istituzioni, scuole, aziende, università e associazioni di categoria – è impegnata ventre a terra per far conoscere questo tipo di opportunità. Peraltro chi provenendo da studi Its non entra direttamente in azienda, o prosegue il percorso formativo all’università, oppure apre una propria attività come imprenditore o consulente. A dimostrazione che il percorso di studi ha più sbocchi di mercato.
Il mancato incrocio tra domanda e offerta di lavoro, con la difficoltà delle aziende a trovare le professionalità che cercano, è d’altra parte prevalentemente una questione culturale. Non solo studenti e famiglie non sanno cosa siano i corsi Its, ma non hanno nemmeno consapevolezza dell’evoluzione e dell’innovazione tecnologica che stanno investendo le professioni legate ad agricoltura, agroalimentare e agroindustria. Per cui questo mondo rimane oggetto di un pregiudizio per così dire “rurale” e viene ritenuto poco attraente in termini di reputazione sociale e remunerazione. Nonostante il comparto offra lavoro qualificato, opportunità di crescita professionale e buoni livelli retributivi. A guardare la realtà con occhio cinico, non c’è però da stupirsi. Siamo il Paese dove resiste immarcescibile la fascinazione umanistica per gli “azzeccagarbugli”. Anche a Grosseto. Dove, non a caso, è stato salutato come un’innovazione il nuovo corso magistrale in «teledidattica sincrona» di giurisprudenza dell’Università di Siena, per il quale si attendono almeno trenta iscritti. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
