Il Tirreno

Grosseto

il nodo unione 

«Insieme si è più forti Il sovranismo non paga Giglioni ci rifletta»

Fiora Bonelli

I sindaci di Arcidosso e Santa Fiora invitano Castel del Piano a pensare ai servizi che l’Unione ha garantito al paese

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«Quel che dice il vicesindaco di Castel del Piano Luciano Giglioni e cioè che l’Unione dei comuni non ha funzionato, non corrisponde al vero. Anzi, l’Unione è andata incontro alle esigenze sia dei comuni più piccoli che di Castel del Piano. Ed è paradossale che Giglioni ci venga a dire che Castel del Piano esce proprio dai due servizi che invece gli sono stati indispensabili in un momento di difficoltà e cioè polizia municipale e tributi». I sindaci di Arcidosso Jacopo Marini e di Santa Fiora Federico Balocchi rispondono alle esternazioni del vicesindaco castelpianese che ha avanzato anche la richiesta di spartire tutte le compensazioni geotermiche fra i sette comuni dell’Unione amiatina.

«Quando Castel del Piano ha avuto problemi per non aver rimpiazzato il capo della Municipale – sottolineano Balocchi e Marini – sono intervenuti a coprire le sue necessità i due responsabili della Municipale di Arcidosso e Santa Fiora». Ma non solo.

C’è anche la partita dei tributi, un’area in cui – fanno notare i due sindaci – è arrivato, per Castel del Piano, il supporto da tre dipendenti del settore, individuati volta per volta, di Arcidosso, Seggiano e Santa Fiora. «E va detto – aggiungono Balocchi e Marini – che Castel del Piano ha potuto contare anche su un operaio dell’Unione che al comune di Castel del Piano costa un terzo dell’intero. Quindi, restando fermo il fatto che Castel del Piano può liberamente uscire dall’Unione, appare davvero paradossale che quel comune esca proprio da quei due servizi che gli sono stati garantiti dall’Unione stessa».

I due primi cittadini auspicano «maggiore approfondimento e condivisione della questione anche perché il sovranismo di paese porta solo all’isolamento, proprio come il sovranismo nazionale che isola l’Italia dall’Europa. Una logica individuale, strettamente comunale è anacronistica. Solo in una logica di Amiata unita si riesce a contare. Una posizione possibile anche al di là di schieramenti politici diversi, quando l’obiettivo da raggiungere è comune. Lo dimostra l’accordo per il Cipressino», la strada provinciale che porta sull’Amiata e che necessita di importati lavori di rifacimento e messa in sicurezza.

E qui Marini e Balocchi arrivano al punto geotermia su cui Giglioni preme, reclamando che le risorse dello sfruttamento del vapore – le compensazioni ambientali che Enel paga ai comuni sede di impianti o comunque classificati come geotermici – siano divise fra tutti, pena l’uscita definitiva dall’Unione. «I 9 milioni di euro per la viabilità, e in particolare i 6 milioni per i tre lotti del Cipressino – incalzano i due primi cittadini – arrivano dalle risorse della geotermia che tutti i comuni geotermici hanno messo a disposizione. Un progetto da 30 milioni di euro, di cui fanno parte quei 9 milioni che l’Amiata avrà, pur avendo contribuito con molte meno risorse rispetto ai comuni geotermici dell’area tradizionale. Una condivisione concertata e un vantaggio per tutti, a dimostrazione che quando si fa squadra, i risultati arrivano. In questa operazione il vantaggio più evidente è per Castel del Piano. Gli altri comuni, infatti, hanno fatto a meno di alcune cose per sé e messo a disposizione un budget di cui Castel del Piano beneficia in modo preponderante. E siamo riusciti a strappare tutto questo grazie a un’unità di intenti e a un progetto di territorio. E in questo modo non si mortificano i ruoli individuali che anzi vengono valorizzati se si muovono all’interno di un sistema unitario». Secondo i due sindaci, che richiamano Castel del Piano a un «ulteriore ragionamento su queste questioni», gli «atteggiamenti sovranisti messi in campo sono solo scampoli degni di vecchie campagne elettorali». —

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