Il Tirreno

Grosseto

acquasparta (Tr) 

Per l’etruscologo Feo un rito andino nel viaggio per l’aldilà

Fiora Bonelli

2 MINUTI DI LETTURA







Cocci, foglie, semi, polveri e fiori. Un rito andino per ricordare e favorire il viaggio nel mondo dei morti dell’anima di Giovanni Feo, scomparso a Pitigliano nemmeno un mese fa, etruscologo, scopritore del tempio astronomico di Poggio Rota. Feo ha inseguito, nella vita, la voglia di costruire una rete di luoghi mistici, dove si scoprono continuamente simboli e segni sacri, che mettono in comunicazione fra loro natura, uomo e divinità. E il rito andino che gli amici gli hanno riservato ha sigillato questa sua appassionata ricerca di studioso, sempre sospeso nel sottile e arduo confine fra esplorato e inesplorato.

La sua vita e i suoi studi sono stati segnati dall’incontro, avvenuto nel 1997, con Don Juan Nuñez del Prado, docente di antropologia e studioso delle tradizioni iniziatiche degli Incas. Feo aveva scoperto somiglianze inoppugnabili tra la tradizione andina e quella etrusca. Un viaggio esemplare, il suo, di cui piccole tracce materiali sono le schegge di cocci e pietre che raccoglieva per studiare questo o quell’argomento.

Il fratello Giovanni ha voluto accogliere gli amici del Grossetano e di altre regioni nella casa di famiglia di Acquasparta (Terni) dove Feo aveva raccolto alcuni oggetti, sassi, vetri e pietre e dove gli amici e i familiari hanno voluto ricordarlo e favorire il viaggio della sua anima con un rito tipico delle Ande. Il cerimoniale è iniziato col raccogliere una pietra per fra quelle appartenute a Feo. Ogni pietra è stata poi appoggiata su un tappeto, all’aperto, e qui ciascuna pietra ha preso forza e energia da tutte le altre, e così è avvenuto anche per tutti i partecipanti. Il cerchio acquista forza per la sua coralità e per la compattezza di intenti di chi partecipa. A ciascuno, poi, il celebrante ha chiesto di cogliere tre foglie di alloro nel giardino di Feo. E ognuno, tenendole fra le dita vi ha soffiato sopra, quasi quel suono fosse il fruscio dell’anima che comincia il viaggio e che deve continuare col soffio amicale di chi resta. Le foglie poi sono state consegnate al celebrante che le ha disposte su un foglio di carta, a formare una sorta di corolla. Dentro sono stati adagiati fiori e cuori e all’esterno semi e polveri che sono appartenuti a Feo. Alla fine, la corolla colorata e contenente oggetti degli amici e oggetti di Giovanni, è stata chiusa nella carta legata con un nastro e con quella l’officiante ha benedetto i presenti, favorendo così l’incontro fra la vita e la morte. Poi alla fine si è dato fuoco al fiore come estrema purificazione. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web