Il Tirreno

Grosseto

l’inchiesta 

Svaligiavano le auto dei rappresentanti dopo averli seguiti: arrestati tre uomini

Francesca Gori
Svaligiavano le auto dei rappresentanti dopo averli seguiti: arrestati tre uomini

Erano specializzati in furti di gioielli, occhiali e penne costose. Mesi di indagini della polizia stradale per sgominare la banda

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Il ristorante dove si era seduto a mangiare si chiama “Senza scampo”. Mai insegna è stata più profetica per uno dei tre componenti della banda sgominata dalla polizia stradale alla fine di una lunga ed estenuante indagine, fatta di inseguimenti e servizi di osservazione andati avanti per mesi. Perché da una parte c’erano gli uomini della polizia, dall’altra tre persone, tutte originarie di Roma che vivono sul litorale e che avrebbero contatti con i clan di Ostia. Scaltri, preparati. Ma non così tanto da sfuggire alle manette.

L’ultimo dei tre è stato beccato in un ristorante del litorale romano, dove pensava di poter consumare un bel pranzetto, ma è sbiancato in volto appena in lontananza ha notato uno strano movimento e le divise della polizia, intuendo di essere a fine corsa.

I tre, Gerardo Izzo, 56 anni, ex pugile, Massimiliano Moretti, 49 anni e Mario Bello, 62 anni avevano messo su un’attività criminale che, secondo le indagini svolte dalla polizia stradale, avrebbe fruttato loro circa 500mila euro. Erano specializzati in furti ai danni dei rappresentanti di occhiali e penne di lusso e ogni colpo poteva portare nelle tasche dei tre tra i 50 e i 150mila euro.

Tutti i colpi messi a segno dai tre cominciavano con il primo sopralluogo, quasi sempre nel parcheggio del centro commerciale Maremà. Si fermavano con le auto che di volta in volta prendevano a noleggio all’aeroporto, in modo tale da cambiarle sempre e non essere rintracciati, poi cominciavano a seguire il rappresentante che usciva dal negozio e che, una volta arrivato dal cliente successivo, si trovava con l’auto aperta e la merce sparita.

Per comunicare tra loro si erano procurati schede telefoniche intestate a prestanome stranieri e, per passare inosservati, mettevano a segno i colpi lontano da casa, non avendo difficoltà a dormire in alberghi, pagati con gli utili dei loro furti.

Ma i tre, che avevano già avuto qualche guaio con la giustizia per reati contro il patrimonio, non potevano immaginare che sulle loro tracce si fosse messa la squadra di polizia giudiziaria della Polstrada di Pistoia che, a mano a mano che la banda colpiva, analizzava la scena del delitto alla ricerca di qualche indizio. Insieme al nucleo di polizia giudiziaria della stradale di Grosseto, gli agenti sono riusciti a incastrare i delinquenti, cogliendo una falla nel loro agire. Infatti, nell’ottobre del 2018 un rappresentante di preziosi si era accorto di tre auto che lo stavano pedinando e, pertanto, ha segnalato l’accaduto al 113 di Latina. Quel giorno una delle auto è stata fermata dopo un inseguimento, con l’identificazione di chi la guidava e del telefono che aveva.

Da quel momento in poi gli investigatori si sono messi in contatto con i loro colleghi di altre città per scambiarsi le informazioni scaturite dall’analisi dei tabulati di 37 utenze telefoniche usate dai malviventi, nonché dei movimenti delle auto noleggiate e registrati dai telepass, ricostruendo pezzo dopo pezzo un complesso puzzle di 7 colpi messi a segno dalla banda, quasi tutti in Toscana. Il primo lo avevano fatto a Firenze, in piazza Dalmazia. Era settembre del 2018 e quel giorno la vittima aveva lasciato nel bagagliaio della sua auto delle borse con dentro oltre mille paia di occhiali, dal valore di circa 50mila euro, arraffati dalla banda appena lui aveva parcheggiato il veicolo. Stessa sorte è toccata dopo alcuni giorni a Pescia, in provincia di Pistoia, a un rappresentante di preziosi che, nel riprendere la sua auto, si è accorto che erano svaniti oltre 100mila euro in monili d’argento. Altri colpi sono seguiti a Grosseto, Altopascio, Camaiore, Cecina e Rocca San Giovanni (CH), tutti con la stessa tecnica. La vittima veniva adocchiata e poi pedinata, alternando nell’inseguimento le auto noleggiate, per attendere il momento più propizio e colpire. Appena la preda si allontanava lasciando incustodita la sua macchina, uno della banda la seguiva a piedi per monitorarne gli spostamenti, il secondo si avvicinava al veicolo per depredarlo e il terzo gli copriva le spalle. Bello è stato il primo a finire in manette, a Cecina, dopo essere stato inseguito fin da Grosseto: qui, ad attenderlo, ha trovato gli uomini della stradale. —

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