Prima bancario e poi viticoltore Il motto? «Io ricomincio da qui»
Alberto Checcucci ha lavorato come dirigente in un istituto di credito Poi ha deciso di riprendere l’attività di famiglia laddove si era fermata
TRA I FILARI
Lina Senserini
Scendendo da Roccastrada, lungo la strada provinciale del Terzo, a circa un chilometro dal paese, un cartello bene in vista indica la piccola strada sterrata che porta all’azienda agricola Gramineta. Pochi metri e si arriva su una terrazza, aperta sulle morbide colline che guardano Civitella Marttima e l’Amiata. Intorno filari di viti e olivi, il cuore della produzione aziendale dedicata al vino e all’olio biologico. Una terra generosa quella delle alture intorno a Roccastrada, se, come si dice, anche Napoleone Bonaparte era un estimatore dei vini prodotti in questa zona e se l’inchiesta della Commissione Jacini, alla fine dell’800, classificò l’area come particolarmente vocata per le produzione di vino e di olio.
«La storia di questa azienda – racconta Alberto Checcucci (nella foto) – comincia lontano, alla fine del 1800, quando la bisnonna paterna si arrese alla malaria, che si era presa quasi tutti i membri della famiglia, e decise di vendere i beni tra Castiglione della Pescaia e Follonica per ritirarsi in zone più salubri». Alla bisnonna toccarono le proprietà a Roccastrada, dove, a circa 500 metri sul livello del mare, la malaria sarebbe rimasta soltanto un brutto ricordo. Si sposò, unì il podere con quello del marito e costituì un’azienda, attiva fino agli Anni’70. «La storia di ognuno è scritta nella propria terra» è stato il motto di Alberto Checcucci, un sessantottenne dal sorriso aperto e dalla ruvida sagacità che i maremmani conservano intatta anche dopo anni vissuti altrove, quando ha deciso di tornare alle origini. Terminato il lavoro come dirigente di banca, anche a seguito di un incidente che lo ha costretto a stare lontano dall’ufficio per tre anni, ha ripreso là dove l’attività di famiglia si era fermata. Ovvero dalla vigna. È nata così nel 2004, l’attuale azienda agricola Gramineta, con l’impianto delle prime viti di sangiovese, seguito da quantità più ridotte di syrah e di merlot, usati per “ingentilire” la ruvidezza del vitigno toscano per eccellenza, e di vermentino.
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Fin dall’inizio è stata fatta la scelta del biologico per tutti i prodotti dell’azienda, secondo una precisa filosofia basata sul rispetto della salute e dell’ambiente, senza snaturare la vocazione del territorio. E anche quella di orientarsi fin da subito sulla produzione di vino e olio di qualità è stata una scelta precisa che Checcucci ha perseguito con la costanza e la caparbietà dei maremmani, affidandosi a esperti enologi (oggi è Francesco Rossi), per arrivare a fare un vino che non ha nulla da invidiare ad altre etichette più blasonate. Il Gramineta nasce da una particolare lavorazione delle uve, con il sangiovese che matura per circa sei mesi in vasche di acciaio, mentre il merlot affina in barriques di rovere per 12 mesi. Dopo la formazione del blend, il vino riposa per almeno sei mesi in bottiglia, prima di essere commercializzato. E se la qualità delle uve non è al meglio, il vino non viene prodotto. Così è stato per il 2014, ad esempio. Mentre per il 2017, annata funestata dalle gelate tardive in cui la quantità di uve adatte al Gramineta è stata piuttosto scarsa, il vino che uscirà nel 2020 è un’edizione speciale in produzione limitata (circa 5mila bottiglie). Lo stesso vale per gli altri vini, per i quali la procedura della vendemmia e della vinificazione è curata nel dettaglio.
Nella cantina aziendale dove fanno bella mostra di sé le grandi botti in acciaio e le eleganti barriques, arrivano solo i grappoli migliori, a prescindere dall’etichetta a cui sono destinati. «La vendemmia viene fatta rigorosamente a mano, con la selezione manuale dei grappoli migliori per le varie referenze. Tutto il processo produttivo, fino all’imbottigliamento, viene fatto all’interno dell’azienda – spiega Rossella Cicalini (nella foto), responsabile per il commerciale italiano, per l’export e per la produzione – Essendo vino certificato biologico non vengono usati prodotti per far partire la fermentazione, ma tutto avviene attraverso le botti termocondizionate.
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E anche la vendemmia è particolare: avendo preso da alcuni anni un filone nutraceutico, la raccolta dell’uva è tardiva, intorno al 10 di ottobre, in modo da far maturare tutti i polifenoli in pianta». Il risultato è garantito e comprovato dal successo dei vini di Gramineta, che portano tutti un nome legato al luogo o al gergo roccastradino, tranne Alasco, che arriva dalla famiglia di Rossella. Un successo che deve molto anche alle iniziative promozionali della Regione Toscana e del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, che permettono a realtà più piccole di partecipare alle manifestazioni più importanti o sedere al confronto con i gradi buyer al pari delle grandi casate di vini. Checcucci cita l’esempio della manifestazione “Buy Wine”, promossa dalla Regione come punto d’incontro tra il mondo dell’enologia toscana e il commercio internazionale, in occasione della quale c’è l’opportunità di farsi conoscere dai buyer internazionali che cercano novità e alta qualità. «Grazie alla Regione, a Toscana Promozione e al Consorzio, anche aziende meno blasonate hanno visibilità. “Buy Wine” è una grande manifestazione. Se la Regione promuovesse anche un “Buy-Oil”, sarebbe perfetto – è l’auspicio di Checcucci – Chi produce il vino, spesso produce anche l’olio e quello toscano, e di queste zone in particolare, è di una qualità come ce ne sono pochi». –
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