Castagni, è allarme cinipide: le aziende sono al collasso
Il presidente Fazzi: «Sull’Amiata, da 700 metri in su, è un vero disastro»
CASTEL DEL PIANO. Il cinipide dei castagni c’è o non c’è? Come al solito le situazioni non sono uniformi. Dopo l’allarme della stessa Regione Toscana che aveva ricevuto segnalazioni in codice rosso da molte zone toscane, compresa l’Amiata, per la recrudescenza del cinipide galligeno, adesso i castagneti sono sotto la lente degli esperti, i quali, dopo aver effettuato un accurato monitoraggio oggi saranno a Firenze a fare un primo rapporto dello stato del patrimonio castanicolo e per predisporre misure ad hoc. «La situazione non è uniforme – dice Lorenzo Fazzi, presidente dell’associazione della castagna Igp che ha effettuato il monitoraggio – Ci sono zone completamente libere dal parassita e zone infestatissime, dove anche quest’anno non si raccoglierà nemmeno una castagna».
Secondo il monitoraggio, sono in ottime condizioni, i castagneti di Monticello Amiata («Ma anche qui un piccolo spazio, quello delle Fratte è ancora pieno di cinipide», avverte Fazzi), Salaiola, tutta la parte bassa di Arcidosso e di Castel del Piano, sia dalla parte di Montegiovi che di Seggiano («anche il Fusaio– commenta Fazzi – una delle zone più colpite, adesso ha ripreso benissimo»).
I dolori, invece, arrivano man mano che si comincia a salire, sia da Castel del Pian che da Arcidosso e Seggiano. Le foglie non fanno in tempo a spuntare che subito si accartocciano e le vette dei castagneti si seccano. Ci sono addirittura castagni che sono completamente secchi, anche se gli esperti negano che la responsabilità sia del cinipide. Fatto sta che nella fascia che va dai settecento metri in su è quasi dappertutto un vero e proprio disastro. Moltissime le voci di castanicoltori che allo spuntare delle prime foglie, si sono accorti che erano già piene di quelle galle prima verdi e poi rosseggianti dove il cinipide nasconde le sue larve per poi sfarfallare a primavera inoltrata.
Le foglie nascono già arricciate, e gli alberi di castagno, prestigiosi per la loro ombra, si presentano, invece, con i rami sguarniti di copertura. Poi, le poche foglie cadono e la fruttificazione non c’è.
Un vero disastro per un’economia montana già traballante e per la quale la raccolta di castagne ha costituito per secoli un’entrata sicura a garanzia del sostentamento di intere famiglie. Ma da qualche anno non è più così, fino al culmine di raccolto zero o quasi e con l’incognita della presenza delle muffe nel poco raccolto che c’è.
Già da diversi anni l’associazione della castagna Igp del Monte Amiata guidata da Lorenzo Fazzi, con l’appoggio istituzionale, si è mossa per fronteggiare il flagello, con il lancio di Torimus, insetto antagonista del cinipide che è stato lanciato nei castagneti più volte con una spesa che si sono in parte accollati gli stessi proprietari che hanno aderito a questa iniziativa. In alcuni casi il Torimus ha fatto vedere qualche risultato, ma in altri no.—
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