Il Tirreno

Grosseto

la proposta di 15 imprenditori 

Un solo soggetto per gestire il “superparco” della Maremma

Elisabetta Giorgi
Un solo soggetto per gestire il “superparco” della Maremma

Per l’area protetta esistono due enti: Parco e Terre regionali Un comitato chiede «meno burocrazia e più dinamismo»

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Chiedono una gestione unitaria, più snella, e stanno fondando un comitato per formalizzare la proposta. Sono un gruppo di imprenditori agricoli e zootecnici maremmani che insieme svolgono attività agricola su oltre 700 ettari di superficie. Puntano a una gestione unica del territorio dell’area protetta che è all’interno del Parco della Maremma, oggi caratterizzato dalla presenza di due realtà separate, entrambe di emanazione regionale con compiti e organi separati. Sono l’Ente Parco regionale della Maremma e l’Ente Terre regionali toscane (ex Azienda Agricola regionale di Alberese). Due soggetti per un corpo unico.

Come funzionano? Se il Parco amministra e pianifica come un’istituzione comunale (non ha proprietà, salvo la ciclabile e altre pertinenze), Ente terre gestisce prevalentemente il complessivo demanio regionale, pari a molte migliaia di ettari di cui circa 3.000 nell’area protetta del Parco.

La proposta

Chi vive e lavora nell’area protetta è in fibrillazione da mesi. Le idee sono in circolo e si stanno strutturando. C’è chi produce albicocche e chi i pomodori, chi i mirtilli, gli ortaggi, chi alleva la razza chianina. Una filiera produttiva vitale, fiorente e dinamica che conclude il circuito, dalla carne alla frutta alla verdura. Sono aziende di Rispescia, Alberese, Talamone. Gli incontri tra proprietari sono in corso, preludono alla formazione del comitato e l’idea si allarga a macchia d’olio. Lo zoccolo duro comprende una quindicina di produttori, animati dagli stessi sussulti di cambiamento e che sta per formare un comitato il cui scopo è quello di creare appunto un unico soggetto (il Parco) gestore dei terreni e degli immobili presenti nell’area protetta, e che amministri e sviluppi direttamente le attività agricole, zootecniche, forestali e promozionali secondo un modello già sperimentato nel parco di Migliarino-San Rossore dove il parco gestisce direttamente i terreni dell’ex Tenuta presidenziale di San Rossore. Un Ente che – secondo la prospettiva del costituendo comitato – riesca a cucire di più tutela e sviluppo, diventando un soggetto pubblico “unico”, fortemente integrato con il tessuto produttivo. In questo modo, è l’idea dei produttori, potrebbe prender forma il “distretto del Parco” che nella sostanza esiste già e che si evolve con nuove generazioni di agricoltori della zona, desiderose di cambiamento. Con Parco ed Ente Terre «ci sentiamo divisi sotto lo stesso tetto, un po’ come separati in casa», dice Milena Arata il cui marito, Alessandro, è titolare di una grossa azienda di allevamento della razza chianina. «Siamo una quindicina di produttori animati da grandi energie». «Spesso per ogni aspetto devi parlare con uno o con l’altro, meglio sarebbe avere un’interlocuzione unica - dice Licia Cavallin, imprenditrice di Alberese, una laurea in statistica - Anche le sperimentazioni fatte da Terre in campo agricolo potrebbero essere una risorsa per i privati, a volte invece soffriamo una mancata condivisione».

un Laboratorio

La realtà del Parco della Maremma oggi si configura come un laboratorio in trasformazione, un modello di “sostenibilità” il cui ruolo si è molto evoluto, nel tempo. Da una prima declinazione tutta orientata alla conservazione dell’ambiente e alla tutela di se stesso, il parco è oggi una realtà complessa: ricerca scientifica, gestione della fauna selvatica, tutela del paesaggio. E poi promozione turistica, agricola e zootecnica, le politiche per la mobilità sostenibile e la salvaguardia del sempre più vasto patrimonio archeologico. Dopo decenni nei quali si è assistito a una contrapposizione piuttosto ferrea tra tutela e attività economiche, oggi la partita sembra (o quantomeno punta a) potersi giocare in un campo unico, nel quale Parco e aziende facciano parte della stessa squadra. Una ricerca di “sinergia” in cui le produzioni agricole contribuiscano all’arricchimento della biodiversità e al mantenimento di un ambiente, compreso tra bonifica e Monti dell’Uccellina, che ha sempre bisogno di interventi manutentivi da parte dell’uomo per essere conservato e tutelato. D’altra parte il Parco è diventato un potente volano economico sia per le attività turistiche, attratte dalla qualità ambientale dell’area protetta, sia per le produzioni agricole promosse attraverso l’istituzione di un “Marchio del Parco” che certifica la provenienza dei prodotti. —

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