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urbanistica 

Palazzo Pallini rinasce: "Qui la svolta per la città"

Francesca Ferri
Gli architetti Giuseppe Chigiotti e Matidia Pallini (foto Agenzia Bf)
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Gli architetti Giuseppe Chigiotti e Matidia Pallini (foto Agenzia Bf)

“Semi di rigenerazione” arriva a Grosseto con un progetto di community hub: 4mila metri quadrati di spazi di lavoro e iniziative culturali per innescare idee

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GROSSETO. Un antico palazzo nobiliare parzialmente in disuso nel cuore del centro storico. Un gruppo di architetti di primissimo piano. Una città che fatica a diventare attrattiva per il turismo e non solo. Un fermento di idee e talenti che non riescono a incrociarsi ma che potrebbero innestare una virtuosa reazione a catena di competenze, azioni, progetti, se solo avessero una “casa” dove incontrarsi e confrontarsi.

Sono questi gli ingredienti di un progetto di rigenerazione urbana che si candida a diventare una chiave di volta per lo sviluppo di Grosseto: un community hub a palazzo Pallini, tra corso Carducci, piazzetta Monte dei Paschi e via Montebello.

Un sogno? Non secondo i suoi promotori, l’architetta Matidia Pallini e il gruppo di “Semi di rigenerazione”, un progetto itinerante che mira a far conoscere le buone pratiche della rigenerazione urbana alle amministrazioni di città piccole e medie, e di cui Pallini fa parte.

Nei giorni scorsi Semi di rigenerazione ha fatto tappa a Grosseto nell’incontro “La rigenerazione urbana tra policy design, cultura e innovazione”, organizzato al Cassero con Anci Toscana, Dire e Fare e con il patrocinio della Regione Toscana, e che ha portato in città esperti del settore, dall’università Iuav di Venezia, all’Urbact dell’Anci. Vi hanno partecipato anche amministratori pubblici locali. Insieme a Pallini, per Semi di rigenerazione, ha partecipato anche la collega Giada Scoglio.

E proprio al termine dei lavori, ieri, Pallini ha annunciato l’attivazione del processo per la creazione del community hub per il palazzo, che appartiene alla sua famiglia. Un progetto proposto dalla stessa Pallini che si affiancherà, per la realizzazione, a Semi di rigenerazione.

«L’idea – spiega l’architetta Pallini – è di rimettere al servizio della collettività degli spazi privati». E che spazi.

Il palazzo si sviluppa su quattro piani per circa 4mila metri quadrati e ha una terrazza. Oggi sono una piccolissima parte è occupata da uffici. Il resto sono appartamenti sfitti.

Proprio dal problema dei fondi sfitti – uno dei principali mali del centro storico – è nata l’idea del community hub, un centro (hub) di relazione e comunità (community), dove diversi soggetti – associazioni, creativi, promotori di eventi, professionisti – possono avere una loro base. E dove la condivisione degli spazi può far emergere bisogni, creare le condizioni per generare azioni, attivare dinamiche. Uno spazio che si rigenera e che è, a sua volta, terreno di idee e azioni per rigenerare la città.

Ma cosa, in concreto? «Ci saranno servizi per la comunità – spiega Matidia Pallini – spazi per il coworking (condivisione di un ambiente di lavoro) e per iniziative artistiche e culturali. Stiamo anche studiando una connessione con l’università di Siena».

Un progetto ambizioso ma che promette di dare una scossa al centro storico e all’intera città. Un progetto che prevede anche la sistemazione e riqualificazione del palazzo per il nuovo uso.

In questo l’architetta Pallini è affiancata dal collega Giuseppe Chigiotti, architetto grossetano da sempre attento alla rigenerazione urbana, e che è stato anche tra i sostenitori dell’incontro.

La strada può sembrare in salita, ma Matidia Pallini crede a tal punto in questo progetto da aver lasciato un posto per il quale giovani architetti di tutto il mondo farebbero carte false: niente meno che lo studio parigino di Renzo Piano, dove ha lavorato fino a poco tempo fa.

«Adesso partiremo con una call to action (invito all’azione) – spiega Pallini – a tutti coloro che sono interessati a partecipare a un progetto del genere. Noi abbiamo una visione, ma chi la farà funzionare saranno coloro che useranno l’hub: giovani, associazioni...».

Anche in questa primissima fase, insomma, è fondamentale «generare connessioni e contaminazioni del territorio».

La seconda tappa sarà la creazione di una tavola rotonda con associazioni del terzo settore del territorio. E non solo.

L’idea è di aprire la città. «Grosseto – conclude Pallini –non ha un’identità forte per essere attrattiva. I romani si fermano a Capalbio, anche se basterebbe mezz’ora in più per venire a Grosseto. Vogliamo che ne abbia una e che riesca ad attrarre non solo turisti, ma nuovi talenti». —


 

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