Il Tirreno

Grosseto

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Inceneritore, la causa verso la conclusione Il 23 luglio udienza finale

Alfredo Faetti

Soddisfatto l’avvocato Fazzi che aveva promosso la cosiddetta class action a proposito del superamento dei limiti per le emissioni

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Era il 2013 quando un controllo a sorpresa dell’Arpat attestò valori delle emissioni ben oltre i limiti di legge. Ne nacque un’azione legale collettiva, rinominata subito con l’equivalente anglosassone class action, che vide l’adesione di un centinaio di soggetti tra privati e associazioni, pronti a chiedere i danni a Scarlino Energia, la società che fa capo all’inceneritore del Casone.

Ne sono seguite di udienze in questi sei anni, scandite da consulenti e perizie e oggi sembra che la vicenda sia pronta per il suo epilogo: il giudice del Tribunale di Grosseto ha deciso di chiudere l’istruttoria, ritenendo che non ci sia bisogno di ulteriori approfondimenti, fissando l’udienza per le conclusioni al 23 luglio. Data in cui verosimilmente arriverà la sentenza che scriverà la parola fine su questa vicenda consumata in sede civile.

Il legale alla guida dell’azione collettiva, Roberto Fazzi, è soddisfatto di questo esito, sostenendo che il giudice ha chiuso l’istruttoria «il 15 febbraio scorso senza necessità di ulteriori approfondimenti sulla perizia – dice l’avvocato – che si conclude con il giudizio di insostenibilità ambientale e sanitaria dell’inceneritore per la Piana di Scarlino». Perizia che venne presentata a gran voce da Fazzi e dai suoi assistiti, visti i contenuti.

I consulenti nominati dal magistrato furono chiari a riguardo: «si ritiene – recita il testo in oggetto del procedimento – che vi siano fondati elementi per considerare la ripresa dell’attività di termovalorizzazione insostenibile da un punto di vista ambientale e sanitario per il contesto dell’area della Piana di Scarlino». E ancora: ad oggi l’impianto è sprovvisto di «misure che garantiscano dimostrata affidabilità ed efficacia di abbattimento e mitigazione» delle emissioni.

In parole povere, per la perizia dei Ctu l’inceneritore non è conforme alle norme di legge. Ecco perché Fazzi manifesta un certo ottimismo in vista dell’udienza conclusiva. Dal canto suo Scarlino Energia aveva sollevato dubbi per tutti i dieci punti contenuti nella perizia, ma come detto il magistrato è stato di un altro avviso. «Il giudice ha ritenuto che non fosse necessaria alcuna ulteriore perizia – riprende il legale – Si avvia dunque a conclusione un contenzioso civile che si protrae ormai da sei anni (luglio 2013) e che ha visto le parti impegnate in numerosi tavoli tecnici, dovuti alla necessità di approfondite problematiche tecniche complesse e mai affrontate prima». Ora quindi non resta che discutere di quanto è emerso in questi sei lunghi anni di procedimento, così da capire se l’ottimismo degli aderenti alla class action sia motivato o meno. Dopodiché, sarà possibile chiudere anche questo capitolo legato all’inceneritore che si è consumato all’interno delle aule di un tribunale. —

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di Redazione web