Il presidio
Non solo Belagaio «Tagli disastrosi anche nella riserva naturale La Pietra»
roccastrada. Laddove è vietato raccogliere un mazzetto di pungitopo o un tubero di ciclamino, è concesso di schiacciare quelle stesse piante con enormi cingolati, disturbare animali rari, distruggere nidi. Il comitato Val di Farma ha denunciato, due settimane fa, la contraddizione emersa nella zona del Belagaio dopo il taglio di 30 ettari di bosco, definito «disastroso».
Al fianco di Loretta Pizzetti e degli ambientalisti roccastradini si sono schierati alcuni esperti come Andrea Sforzi (direttore del Museo di storia naturale di Grosseto), Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente, il Wwf di Siena, le sezioni locali di Italia Nostra. Questi soggetti sostengono che nelle operazioni di taglio al Belagaio «non è stato rispettato il principio cardine della legge forestale della Toscana, ovvero la gestione sostenibile delle cosiddette utilizzazioni boschive». Più cauti il consigliere regionale del Pd Leonardo Marras e i tecnici dell’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere.
Ora lo stesso comitato torna all’attacco per segnalare che in una situazione analoga a quella del Belagaio si trova la riserva naturale La Pietra, area boscata tra i comuni di Roccastrada e di Chiusdino. «Anche qui – denuncia il comitato Val di Farma – è stato effettuato un taglio violento e invasivo a altissima meccanizzazione in piena primavera e con la legna tagliata non ancora smacchiata».
Stavolta, però, nel mirino, insieme a Marras e a coloro che non sono d’accordo con le considerazioni del mondo ambientalista, ci finisce anche il sindaco Francesco Limatola. «Era scontato – dicono – che chi ha autorizzato i tagli li avrebbe successivamente difesi. Ci sarebbe piaciuto, invece, che anche il primo cittadino di Roccastrada si esprimesse, per capire che opinione ha rispetto a questa vicenda, che nel suo comune mette in gioco le sorti dell’ambiente e del turismo, temi a lui tanto cari. Purtroppo non abbiamo avuto soddisfazione. La vera disputa, comunque, è tra chi guarda alle riserve naturali come risorse economiche da sfruttare e chi, come noi, le vede come ricchezze da salvaguardare, come luoghi in cui conservare la biodiversità della flora e della fauna, come luoghi su cui “investire” per contrastare il disastro climatico in atto. Ci domandiamo quindi se il disegno della Regione Toscana non sia quello di cancellare le riserve naturali del Comune di Roccastrada, per venderle come legna da ardere e cippato. Chiediamo, infine, qual è il senso di istituire una riserva naturale, di individuarla come sito di interesse comunitario, di inserirla nella Rete Natura 2000, se poi vi viene autorizzato un taglio come in un qualsiasi altro bosco con l’ingresso di mezzi meccanici estremamente invasivi». — G.B.
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