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Tragedia Erasmus, per la terza volta il giudice chiede l’archiviazione
Il padre di Elena Maestrini: «Uno scandalo, faremo appello» L’autista unico indagato per la morte delle 13 studentesse
Il tribunale spagnolo non ne ha voluto sapere di aprire un processo sulla tragedia e per la terza volta ha deciso di archiviare il procedimento sull’incidente stradale del 20 marzo 2016 lungo l’autostrada A7 tra Valencia e Barcellona, quando un autobus con a bordo studenti Erasmus si schiantò contro un guardrail. Quel giorno persero la vita tredici studentesse con età comprese tra i 18 e i 25 anni, sette delle quali italiane: tra loro anche la gavorranese Elena Maestrini.
È la terza volta che il giudice – sempre lo stesso – decide di archiviare il procedimento, riaperto in precedenza solo grazie alla determinazione e ai ricorsi delle famiglie delle vittime, che volevano ricostruire il dramma in seno a un processo così da stabilire eventuali responsabilità. Ma una speranza, seppur flebile, c’è ancora. «Un’archiviazione scandalosa: questo giudice forse non ha le giuste competenze». Le parole di Gabriele Maestrini, il padre di Elena, trasudano tutta la delusione per una decisione che nessuno in Italia avrebbe voluto sentire. «Non impugneremo la sentenza, ma faremo ricorso», spiega il gavorranese e la distinzione che mette in evidenza è significativa. Impugnare la sentenza al tribunale ordinario, così com’è avvenuto nelle due occasioni precedenti, significherebbe portare il caso nuovamente di fronte al medesimo giudice, di cui ormai è ben chiaro l’orientamento sulla vicenda. Al contrario, l’ordinamento spagnolo prevede la possibilità di ricorrere in appello, cercando così di spostare il procedimento in altre stanze. Anche il pubblico ministero spagnolo, che ha seguito il caso dal punto di vista dell’accusa, è pronto a bussare alla Corte di Tarragona.
Sarà forse quello l’ultimo spiraglio per le famiglie delle vittime, che vogliono ricostruire il dramma in seno a un processo così da stabilire eventuali responsabilità. Lo hanno dimostrato nelle due precedenti archiviazioni, contro cui hanno presentato ricorso e sono pronte a dimostrarlo di nuovo, anche se c’era la convinzione che già questa fosse la volta buona. Invece, per il giudice spagnolo non ci sono i presupposti per aprire un processo. «Non sono bastate le testimonianze delle ragazze sopravvissute, che hanno raccontato di come l’autobus abbia iniziato a sbandare all’altezza di Tarragona – ripercorre Maestrini – Non sono bastate neanche la perizia della polizia catalana, secondo cui il sistema dei freni del mezzo non presentava alcun problema al momento dell’impatto, smentendo le dichiarazioni dell’autista». Il 62enne è da sempre l’unico indagato della strage. Ma nonostante tutti questi interrogativi ancora aperti per il giudice di Amposta non ci sono motivi e presupposti sufficienti per aprire un processo. «Andiamo avanti, ma facciamo un appello al governo perché ci appoggi con una posizione chiara e ferma», dice Maestrini.
Le reazioni alla decisione spaziano dalla rabbia all’incredulità. «Nessuna giustizia è stata fatta – dichiara Flaminio Galli, direttore generale dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire – e nessuna responsabilità accertata. Ritengo sia necessario e doveroso, invece, che venga fatta chiarezza su un evento tanto drammatico che ha colpito le famiglie delle vittime e l’Europa intera. Trovo assurdo che in tutta questa vicenda non ci sia stata la volontà di scoprire errori e responsabilità». «L’archiviazione sembra una beffa: si riapra il procedimento e si arrivi in fondo», tuona il capogruppo Pd in Regione Leonardo Marras, che proprio nei giorni scorsi aveva presentato una mozione a riguardo in consiglio. —
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