Il Tirreno

Grosseto

Il centro da riqualificare? È quello “storicizzato” ben oltre le Mura medicee

Lina Senserini
Il centro da riqualificare? È quello “storicizzato” ben oltre le Mura medicee

La sfida di Chigiotti per rilanciare la città: non fermarsi alla zona antica «Affrontare i problemi con i parcheggi è come curarsi con il makeup» 

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LE IDEE

«Bisogna uscire dalle Mura. Il centro storico di Grosseto va dalla stazione alle Quattro Strade, dalla ferrovia a piazza Volturno, dove si trovano i palazzi dell’Ottocento e del Novecento che fanno parte della storia della città». L’architetto Giuseppe Chigiotti, presentando il seminario “Strategie e azioni per la città storica” di sabato (articolo a sinistra), apre di fatto un nuovo dibattito sul futuro urbanistico della città, in particolare su come rilanciare la parte storica che sta dentro e fuori le Mura.

«Questa iniziativa – spiega – parte da una serie di considerazioni sulle principali problematiche del tessuto urbano. Si è parlato per anni di periferia, dimenticando che il cuore sono i centri, non quelli “mummificati” a beneficio esclusivo dei turisti che vanno a visitare le bellezze storiche e architettoniche, ma dei residenti che ci vivono».

La vera malattia del centro nelle città medio piccole, secondo l’architetto, sta nella difficoltà di rilanciarne il ruolo e la dimensione urbana, rendendolo appetibile per prenderci casa. «Pensare di risolvere i problemi dei centri storici con fioriere, parcheggi e panchine, è come curare una malattia della pelle con cerotto e makeup», chiosa.

E per Grosseto parla di centro “storicizzato”, quello fuori dalle Mura medicee, costruito a cavallo tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento, prima di cominciare a pensare che sviluppo significasse essenzialmente espansione urbana e nuovi insediamenti. Invece, assicura Chigiotti, è più che mai necessario utilizzare e riqualificare l’esistente, evitando di consumare nuovo ambiente e risparmiando risorse. E cita l’esempio di via Tripoli, via Roma, viale Matteotti, un tempo – neanche troppo lontano – strade eleganti della città, piene di negozi, dove «si andava a passeggio – racconta – e che oggi non sono nemmeno lontanamente riconoscibili. Del resto, se gli strumenti di pianificazione urbanistica in vigore vincolano e ingessano, rendendo di fatto impossibile modificarli, palazzi che di per sé non hanno alcun valore storico e architettonico, è evidente che nessuno li compra per andarci a vivere. Ed è un vero peccato, perché così la città muore».

Del resto anche la Raccomandazione Unesco sul paesaggio storico e urbano, approvata nel 2011, inserisce la conservazione e gestione del patrimonio urbano nello scenario dello sviluppo sostenibile. «Come Comune – spiega l’assessore a Governo e pianificazione del territorio Fabrizio Rossi – non possiamo che accogliere con favore il contributo dell’architetto Chigiotti. Il mio impegno personale cittadino è quello di lavorare sugli strumenti urbanistici per dare gambe a una nuova e più moderna visione di sviluppo di Grosseto». —

Lina Senserini

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