Il Tirreno

Grosseto

questione lupo /1  

Monitoraggio dei branchi e dell’ibridazione Ecco i progetti

F. B.

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GROSSETO. Pastori, ambientalisti, mondo venatorio e istituzioni riflettono sul ruolo dell’allevatore come “custode” dell’ambiente. Pochi giorni fa a Firenze c’è stata la presentazione delle proposte elaborate da una piattaforma composita di soggetti che collaborano per trovare soluzioni alla gestione del conflitto sul lupo nel Grossetano. Si è trattato di un’iniziativa a cui hanno presenziato anche la Commissione Europea e i membri della piattaforma europea per la coesistenza con i grandi carnivori, insieme al ministero dell’ambiente. Il percorso è promosso dall’Ue ed è coordinato dall’Istituto di ecologia applicata di Roma.

«È stato un confronto costruttivo tra settori molto diversi, come quello dell’allevamento che rappresenta una buona parte del gruppo con circa un terzo dei partecipanti – commenta Valeria Salvatori, coordinatrice dell’Istituto di ecologia applicata di Roma, fra le massime esperte del problema lupo in Maremma – e che rispecchia il forte carattere rurale del Grossetano»; «Ci sono – continua Salvatori – molte misure che riguardano la valorizzazione del ruolo dell’allevamento tra le proposte elaborate dal gruppo di lavoro (formato da circa 30 partecipanti) che da Grosseto si è recato alla Regione. Il grande passo avanti che è stato fatto sta nella considerazione del ruolo dell’allevamento». Salvatori descrive le proposte: riguardano incentivi, prevenzione, monitoraggio, promozione/comunicazione. Per cogliere l’obiettivo generale che sta nel miglioramento delle condizioni di gestione degli allevamenti si prevedono alcuni obiettivi: premiare le aziende virtuose che adottano prevenzioni certificate e appartengono a associazioni come Difesattiva; promuovere i prodotti Dop e Igp che provengano dalla zootecnia (con l’istituzione di etichette come Agriqualitù e Pat); aumentare i fondi e i bandi per l’acquisto di riproduttori di qualità; creare una task force per certificare le misure di prevenzione adottate dagli allevatori e un patentino per i proprietari di cani da guardiania; vietare allevamenti di cani lupoidi e razze ibride. Ma anche prevedere un monitoraggio biennale tramite fototrappole della distribuzione e demografia dei “lupi”: numero dei branchi, stima dell’ibridazione con analisi genetica; il monitoraggio verrà fatto da volontari di associazioni ambientaliste, venatorie, guide ambientali e gli allevatori saranno informati. È stata poi avanzata la proposta di censire tutti i cani padronali e di catturare i cani vaganti. Continuerà l’esecuzione di tamponi salivali sui capi predati per sapere se il predatore è un lupo, un ibrido, un cane. Saranno promossi studi scientifici per quantificare l’impatto delle misure di prevenzione. –

F. B.

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