Lo spazio in cui viviamo: a voi la parola
Alla vigilia dei lavori per il nuovo Piano operativo, la discussione sul futuro di Grosseto è più vivace che mai
grosseto. La forma della città non è... questione di forma. Il dibattito sullo spazio urbano, le sue prospettive, le sue storture, è vivace più che mai in città. Il momento, d’altro canto, è azzeccato.
Il capoluogo maremmano si prepara a rivedere i propri strumenti urbanistici con l’aggiornamento del piano operativo.
Già sono al vaglio dell’amministrazione alcune varianti anticipatorie che stanno facendo discutere. Una vuole consentire la costruzione di oltre duecento appartamenti in un’area oggi di campagna al Casalone. L’altra prevede di realizzare un nuovo supermercato e un nuovo distributore di carburante davanti al cimitero di Sterpeto, anche qui in una zona oggi di campagna.
Consumo di suolo, costruzione di nuove case in un panorama immobiliare ingolfato e cantieri edili come bacini di lavoro temporaneo si scontrano con le istanze di chi al contrario sostiene il riuso di spazi urbani vuoti, la conservazione del suolo, l’esigenza di trovare strategie di altro genere per favorire l’occupazione.
I cittadini, intanto, sembrano sempre più attenti alla tutela del verde pubblico (non si placa la protesta per l’abbattimento di cinquantadue pini in viale Mascagni, ormai imminente) e dimostrano di gradire le nuove infrastrutture per la mobilità dolce (il ponte ciclopedonale sull’Ombrone anzitutto).
La città, insomma, si interroga sull’urbanistica. Il Tirreno in queste settimane ha ospitato diversi interventi: dell’architetto Simone Rusci, del direttore di Clarisse Arte Mauro Papa, della psicoterapeuta Vanna Francesca Bertoncelli.
Pubblichiamo oggi il contributo di Marco Micheli, ex assessore grossetano. —
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