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Boom di estorsioni a sfondo sessuale Migliaia di casi arrivati per mail
«Sappiamo che hai visto siti porno», e scatta il ricatto È una bufala ma le segnalazioni dei grossetani crescono
In Maremma è boom di estorsioni via mail, a sfondo sessuale. L’ignoto ricattatore informatico chiede soldi per posta elettronica alla sua vittima, sostenendo di aver carpito le sue password ed essere entrato nel suo pc. «Abbiamo visto che hai guardato siti porno», scrive; e a prezzo del silenzio vuol esser pagato. Ma è tutta una bufala. In realtà non c’è stata alcuna intromissione nel pc e nessuno è entrato nel sistema. La soluzione è cestinare tutto e proteggere il sistema operativo sempre e comunque da ogni presunto hackeraggio.
Un fenomeno nazionale, che diffonde i suoi ampi riverberi a livello locale. I maremmani subiscono quest’assalto di “incursori informatici” ormai da mesi, con propaggini in queste ore. C’è chi racconta di ricevere ogni giorno 3-4 mail anomale, chi ne lamenta decine nell’arco delle 24 ore. Si presume che ad oggi i casi siano migliaia. Tantissimi utenti si sono rivolti nei mesi alla polizia postale di Grosseto, e continquano a farlo. Le richieste di soldi variano. «A me arrivano ogni giorno queste mail – racconta un professionista che lavora in centro – Mi dicono che hanno scoperto la mia password, che hanno tutti i miei dati, e mi chiedono soldi».
Quanti? «Variabili: a volte 800, a volte 900 euro… Sennò mi minacciano di rendere pubblici i miei video nel pc: peccato che al massimo ho quelli col mio cane Vicky a passeggio, sono i più scabrosi che ho...» sorride lui scrollando le spalle. C’è però un aspetto inquietante, continua il professionista, e cioè che «a volte la password che mi scrivono è effettivamente la mia. Quella che uso davvero…». A denunciarlo è lui come tanti altri, messi in subbuglio dall’intrusione molesta nella privacy. «Anche a me sono state scritte via mail password giuste – lamenta un grossetano – forse rubate a motori di ricerca o altri portali anni fa».
Anche in queste ore si segnalano a Grosseto centinaia se non migliaia di mail di (presunto) hackeraggio con richiesta di bitcoin, la moneta digitale. Ma in realtà non si tratta di hackeraggio perché i pirati non sono realmente entrati nel pc (al limite nella mail). La polizia postale mette in guardia su questa massiccia attività di spamming a scopo estorsivo che, ancora una volta, viene diffusa con invio di email in cui gli utenti vengono informati dell’hackeraggio del proprio sistema operativo e dell’account di posta elettronica. L’azione dei cybercriminali, sfruttando una vulnerabilità del router, si perfezionerebbe mediante l’installazione di un “trojan horse”, ovvero un malware che, a loro dire, riuscirebbe a carpire tutti i dati presenti nel dispositivo stesso e, in particolar modo, la cronologia dei siti web visitati, ai contatti e tutte le email. Da qui scaturisce la minaccia di divulgare a tutti il tipo di siti visitati e la conseguente richiesta di denaro in criptovaluta.
Nulla di tutto ciò è reale, avverte la Postale: è piuttosto un’invenzione al solo scopo di gettare nel panico e indurre a pagare la somma illecita. È tecnicamente impossibile che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati.
Come comportarsi? La Postale è chiara. Trattare il tutto come spam. Non cedere al tentativo di estorsione e non pagare alcun riscatto, proteggere la mail, cambiare la password impostandone una più complessa. Non utilizzare mai la stessa per più profili e abilitare ove possibile meccanismi di autenticazione “forti” ai nostri spazi virtuali che associno all’inserimento della password l’immissione di un codice di sicurezza ricevuto sul cellulare. —
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