Il presidio
I commercianti: «Ok ai controlli ma non vogliamo demonizzazioni»
I negozianti intervengono dopo la stretta del Viminale sui growshops: «Noi non vendiamo droga»
C’è chi vende prodotti che sono frutto delle proprie coltivazioni e chi si rifornisce da ditte italiane. Qualcuno commercializza soprattutto infiorescenze da collezione, altri puntano sui generi alimentari.
Tutti, però, sono concordi nel considerare le ultime dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini «frasi da propaganda elettorale non supportate da un’adeguata conoscenza della materia». Tra gli esercenti di Grosseto che hanno deciso di investire nella vendita della cosiddetta cannabis light e dei prodotti a base di canapa, in realtà, un po’ di preoccupazione c’è. Ma una certezza rimane salda: «Ok ai controlli – dicono – Noi siamo in regola, non vendiamo sostanze psicotrope».
Ma andiamo con ordine. Qualche giorno fa il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva manifestato l’intenzione di intensificare i controlli all’interno dei negozi in cui è possibile trovare cannabis light e si era espresso positivamente circa la chiusura, nelle Marche, di tre di essi. Ne è seguita una circolare tramite la quale il Viminale ha invitato prefetture, amministrazioni e forze dell’ordine ad aumentare le verifiche e a redigere, entro il 30 giugno, «uno specifico report sulle risultanze della ricognizione svolta e sulle iniziative conseguentemente intraprese». Nel documento non si fa riferimento a chiusure generalizzate di negozi. Nonostante questo, tra i commercianti e gli imprenditori, qualche preoccupazione c’è. «Rispettiamo tutti i parametri di legge, ma è chiaro che un po’ di apprensione esiste – sottolinea Alessandro Massini, titolare di Flower Point, via Cavour, negozio che vende cannabis light – Anche perché abbiamo investito molto in questa attività».
«Abbiamo tutti i documenti in regola quindi, sotto questo punto di vista siamo tranquilli», dice Marco Peruzzi, imprenditore agricolo che ha dato vita, insieme ad altre 7 aziende, a una rete di imprese che si occupa della coltivazione e della vendita di infiorescenze e prodotti a base di canapa. Il risultato di questo lavoro di concertazione si chiama Maremma Canapa, che si concretizza anche in un negozio situato in via San Martino. «Secondo me quelle di Salvini sono frasi pronunciate a fini elettorali – afferma Federico Borselli, presidente della suddetta rete di imprese – I controlli vanno bene. La demonizzazione, invece, no».
Un punto di vista simile è espresso anche da Ivana Rodomonti, che aiuta il figlio, Alberto Maffuccini, a gestire il negozio Canapa Street, su via Aquileia. «Non è la prima volta che questo settore viene attaccato. Se si conoscesse l’ambito si saprebbe che i negozi in regola non vendono droga». «C’è già una legge che disciplina il settore – conclude Jacopo Bertocchi, che lavora al Cannabis Store Amsterdam, negozio di corso Carducci – E credo che per combattere lo spaccio di droga nelle nostre città si debba partire dalle strade, non da questi negozi». —
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