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Manifestazioni e autorizzazioni Giro di vite e giungla di regole

Francesca Ferri
Manifestazioni e autorizzazioni Giro di vite e giungla di regole

Il Comune dice basta alle Scia presentate con leggerezza, seppur in buona fede L’avvocato Gori spiega al Tirreno il complicato iter per eventi oltre le 200 persone 

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Tre eventi in una settimana fermati a metà, fortemente ridimensionati o nemmeno partiti “causa pratiche autorizzative troppo complicate”. Che succede a Grosseto? Se lo chiedono in molti e con preoccupazione, anche in vista dell’estate che, in Maremma, è fitta di appuntamenti. Di punto in bianco la sensazione è che ci sia stata una stretta (normativa? autorizzativa?). Che, insomma, quel che fino a ieri si poteva organizzare senza troppe complicazioni, con una Scia, ora non si può più fare. La sensazione è azzeccata.

La soglia dei 200

Per organizzare un evento ci sono norme di sicurezza da rispettare che cambiano a seconda di quante persone vi partecipano. In luoghi deputati al pubblico spettacolo (teatri, cinema, stadio, il Cassero e così via) il luogo stesso è collaudato per gli eventi e molte prescrizioni si possono bypassare. Diverso è un evento organizzato in uno spazio pubblico (Parco Giotto o sul prato di viale Europa). Qui il discrimine sono le 200 persone. Entro questo numero basta presentare una Scia anche un minuto prima dell’evento. È gratuita e si paga solo il geometra o l’ingegnere che la compila. Se però poi la Municipale fa un controllo e trova anche una persona in più sono guai. Il problema – spiegano dal Comune – è che finora queste Scia venivano presentate con molta leggerezza, magari in buona fede, ma attraverso tecnici non preparati. Ad esempio per un evento di 400 persone si presentavano due Scia dividendo l’evento in due. Una situazione che il Comune non ritiene tollerabile.

I fatti di Torino

Un punto di non ritorno lo ha segnato la tragedia di Torino del 2017 quando in piazza si scatenò il panico nella folla che seguiva la finale di Champions al maxischermo e due donne morirono. Da lì il ministero dell’Interno ha emanato due circolari: una nel 2017 che ha introdotto norme più rigide, e una nel 2018 che ha cercato di ammorbidirle lasciando ai Comuni il compito di decidere. I Municipi si sono così ritrovati una maggiore responsabilità. Da qui il giro di vite.

Oltre 200 spettatori

Ma cosa cambia se si prevedono più di 200 persone? È davvero così complicato? Il Tirreno lo ha chiesto all’avvocato Giovanni Gori che da anni segue le pratiche autorizzative di Festambiente, una delle manifestazioni più grosse della provincia. «Oltre le 200 persone – spiega Gori – bisogna presentare un progetto preventivo in cui si dimostra di avere i requisiti di sicurezza previsti: almeno tre vie di fuga di almeno 1,20 metri in piano, più larghe se in salita. Servono poi un varco di 3,60 metri per i mezzi di soccorso, un impianto antincendio, in certi casi la presenza in loco dei vigili del fuoco. E sono solo alcuni esempi». D’obbligo anche una squadra aziendale che abbia seguito un corso per rischio incendio medio tenuto dai vigili del fuoco.

Oltre alla sicurezza bisogna presentare documentazione sull’impatto acustico, la taratura degli impianti acustico, antincendio ed elettrico, bisogna avere i bagni pubblici (maschi, femmine, handicap), i contenitori rifiuti in un certo modo.

«E tutta questa documentazione, i corsi, le pratiche, hanno ovviamente un costo», spiega Gori. E non basta ancora.

C’è infatti da superare un esame e c’è l’incognita sui tempi. «La documentazione va presentata al Comune che la sottopone alla commissione comunale di vigilanza locali pubblico spettacolo – spiega Gori – composta da un elettrotecnico, un ufficiale dei vigili del fuoco, un esperto dell’ufficio tecnico comunale, uno della Asl, un funzionario della polizia municipale e un rappresentante dei locali da ballo». La commissione ovviamente non si riunisce dalla sera alla mattina. E l’esame – che prevede un sopralluogo – non si fa su due piedi. Se poi saltano fuori irregolarità, l’organizzatore deve correre ai ripari e sanarle.

Insomma: costi più alti, tempi più lunghi, incognite. Che sia un percorso sproporzionato rispetto a tanti eventi voluti e faticosamente messi in piedi da volenterose ma non super ferrate associazioni? A ciascuno il suo giudizio. Di fatto qualcosa è cambiato, si è complicato. E potrebbe avere ripercussioni sulla programmazione della prossima estate. —

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