«Segni di lesioni sulla guancia sinistra della donna morta»
Parla in aula il medico legale che effettuò la ricognizione Per la difesa potrebbero essere stati schiaffi per rianimarla
Pierluigi Sposato
GROSSETO. A che ora è morta Donata Muccio, trovata senza vita nel pomeriggio del 24 ottobre 2015 nella sua abitazione di via Sauro? «Fra le 13 e le 14», risponde il dottor Giuseppe Panichi, che eseguì la ricognizione cadaverica intorno alle 19. Il medico legale parla al processo in corte di assise nei confronti di Giuseppe Di Gioia, 51 anni, figlio di Donata, accusato di omicidio preterintezionale. Una morte avvenuta dopo una rapina, secondo l’accusa. Risponde anche alle domande del difensore Sabrina Pollini: «No, la temperatura basale non la misurai: non avevo gli strumenti. Ricavai l’ora della morte dal fatto che la rigidità non era completa e che la macchie ipostatiche non erano fisse». Al pm Salvatore Ferraro spiega: «Rilevai un bernoccolo nella zona occipitale e sulla guancia sinistra dei segni di lesioni. E che gli incisivi superiori avevano lasciato un’impronta sul labbro interno. Sul lobo destro (dove c’era un orecchino) c’erano delle escoriazioni: sicuramente avvenute prima della morte». L’ipotesi sul decesso? «La contusione cranica. Le lesioni al volto non erano idonee, forse fatte con le unghie mentre veniva fatta pressione sulla bocca». La difesa ha in mente una ricostruzione diversa e cioè che la donna, 85 anni, possa avere avuto un infarto e che il figlio l’abbia soccorsa maldestramente, magari schiaffeggiandola sul viso lasciando quei segni: «Sì, potrebbe esserci stata una specie di rianimazione - ammette Panichi - ma solo se immediata. I segni sull’occipite potrebbero essere derivati da una caduta».
La rianimazione, purtroppo inutile, era stata invece fatta dall’equipaggio del 118: sono stati sentiti infermiere e medico. Avevate spostato il corpo? «Potremmo averlo fatto per le manovre di rianimazione - dice Luca Cinelli - Non ricordo. Se nel verbale dell’epoca c’è scritto che avevamo tagliato gli abiti, nella parte davanti, era così. Non c’era nulla di violento. E c’era dell’urina su una gamba». La dottoressa Rossella Marsili chiarisce che durante le manovre di rianimazione non si compiono movimenti tali da causare la frattura dell’osso ioide: questo è, secondo l’accusa, una dei movimenti compiuti fino al decesso avvenuto per insufficienza cardio-respiratoria e la donna era stata presa per il collo. «Le pupille erano di normale dilatazione»: può capitare che siano molto dilatate in caso di asfissia (anche di questo parla il capo di accusa). Dell’autopsia parlerà prossimamente il medico legale incaricato dalla Procura.
I vicini di casa della signora Donata hanno parlato di una donna riservata, restia ad aprire spesso anche a chi conosceva bene. —
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