Italia
«Confisca per le foresterie Cosa accadrà a chi vi abita e ai 14 milioni di mutui?»
Pizzichi (Lega), Gianfaldoni e Cecchini (M5s) intervengono dopo il deposito della sentenza di appello che conferma la lottizzazione abusiva
FOLLONICA. No a una pronuncia nel merito per tre degli imputati del processo di primo grado (Anselmo Campani, Arturo Galli e Giacomo Malquori – avevano stipulato i contratti di vendita). Sì alla confisca, perché è stata accertata la «sussistenza del reato di lottizzazione abusiva, ancorché prescritto», perché trattandosi di contravvenzione non è necessaria la verifica del dolo «essendo sufficiente la sola colpa», perché vi è stata «una elusione del vincolo di destinazione sul complesso immobiliare, ascrivibile per forza di cose a comportamento volontario».
Sono queste le motivazioni adesso depositate e trasmesse all’ufficio legale del Comune di Follonica con le quali la terza sezione penale della Corte di appello di Firenze si è pronunciata sul caso delle foresterie dell’ippodromo di Follonica. Processo che in primo grado (61 gli imputati, compresi gli ex amministratori comunali) era terminato con un doversi procedere per estinzione per prescrizione. Era stata la Procura generale a proporre ricorso per la mancata confisca. Una confisca che, leggendo le motivazioni di appello, avrà come destinatario lo Stato, non essendo stato indicato espressamente l’ente beneficiario, fatti salvi eventuali accordi successivi.
Il deposito delle motivazioni costituisce un motivo di critica da parte dei consiglieri comunali Daniele Pizzichi (Lega), Tiziano Gianfaldoni e Gabriele Cecchini (M5s). Scrivono: «Le 167 foresterie del Nuovo Ippodromo sono state così confiscate al patrimonio pubblico: i cittadini di Follonica, oltre a quanto già subito per la questione ippodromo, si trovano a dover subire un ennesimo problema. Cosa accadrà d’ora in avanti? A chi faranno capo i 14 milioni di euro di mutui gravanti sugli immobili? Gli attuali occupanti le foresterie potranno continuare ad abitarvi? A chi faranno carico le manutenzioni? Quale sarà il loro uso in un prossimo futuro».
Attraverso le motivazioni della sentenza, i tre consiglieri individuano il percorso delle giunte di sinistra (da Bonifazi a Benini). E aggiungono: «La sentenza appone il “sigillo” su quanto le minoranze hanno da sempre asserito in merito a questi fatti, la sentenza mette sotto i riflettori della legge la totale incapacità politico/amministrativa di amministratori succedutisi per un ventennio, nell’aver concepito e portato avanti in modo testardo, ottuso e sciagurato, questa nefasta iniziativa». Oltre alle ingenti spese per pareri e difese legali, i tre consiglieri mettono nel conto anche il fatto che la struttura «non ha nessun ritorno, né occupazionale né tantomeno economico» e si dicono pessimisti sulla possibilità di ridar vita a quei «36 ettari inutilizzati ed inutilizzabili». —
P.S.
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