Accumulatore seriale: il tribunale nomina il tutore
I residenti nel palazzo in zona Regioni avevano presentato vari esposti L’avvocato Lecci: «Sta attraversando una fase di estrema difficoltà personale»
Sarà seguito da un amministratore di sostegno l’accumulatore seriale che vive in un appartamento nella zona Regioni, che lo aiuterà a seguire un percorso utile a riappropriarsi della sua vita. Lo ha stabilito ieri mattina il giudice tutelare Marco Mezzaluna che ha nominato tutore del cinquantacinquenne l’avvocato Claudio Boccini.
L’uomo, ieri mattina, non si è presentato in tribunale: tornerà di fronte al giudice il prossimo mese quando sarà di nuovo fissata l’udienza. A rappresentarlo c’era il suo avvocato, Alessandro Maria Lecci che ha aderito alla richiesta della Procura di far seguire l’uomo da un amministratore di sostegno.
Il cinquantacinquenne ieri mattina prima delle 8 si è sentito male nella sua abitazione ed è stato soccorso dal 118 che lo ha accompagnato all’ospedale Misericordia di Grosseto: era nella sua casa, piena di oggetti accumulati nel corso degli anni quando è arrivato il personale sanitario. L’udienza in tribunale si è svolta lo stesso, ma il giudice ha deciso di fissarne una nuova proprio per ascoltare anche l’uomo. Lui, diabetico e insulino-dipendente, era già seguito dal Coeso e dai servizi sociali ma nel corso degli anni, il suo disturbo - disposofobia, il termine tecnico - non si è attenuato tanto che i vicini, esasperati per le condizioni igienico sanitarie nelle quali erano costretti a vivere, hanno più volte chiesto l’intervento dell’amministrazione comunale e anche della Procura, alla quale sono stati presentati vari esposti negli ultimi due anni. All’uomo quindi è stato assegnato un tutore che dovrà occuparsi di gestire non solo la sua sfera economica ma anche tutte le attività della vita quotidiana. «Verrà deciso anche un percorso di cura - dice l’avvocato Lecci - per superare questa fase temporanea di difficoltà che sta attraversando». L’uomo ieri mattina, prima di sentirsi male e di essere portato all’ospedale, avrebbe voluto chiedere scusa ai vicini, per il disagio che negli anni ha provocato loro. «È in una fase di oggettiva difficoltà umana ed esistenziale - aggiunge il suo avvocato - ed è disponibile a seguire questo tipo di percorso proprio per tentare di riappropriarsi della sua vita».
Il cinquantaquattrenne vive da solo in un appartamento al secondo piano di una bella palazzina in zona Regioni dove, a giugno dell’anno scorso, gli uomini della polizia municipale che intervennero dopo l’ennesimo esposto - questa volta presentato dall’Enpa per liberare quattro gatti - trovarono una situazione al limite del vivibile: c’erano topi morti in casa, vermi, oggetti accatastati in sala, in camera e nei corridoi. Scatoloni stracolmi dentro l’alloggio, nel giardino e per le scale condominiali.
Una situazione che ora potrà essere seguita più da vicino, oltre che dai servizi sociali, anche dall’amministratore di sostegno dell’uomo che, oltre ad amministrare i soldi del cinquantacinquenne dovrà anche provvedere ad individuare e scegliere le terapie più idonee per la tutela e la cura della salute dell’uomo. In quest’ottica, potrebbe anche essere richiesto il ricovero in una struttura idonea. —
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