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Traffico di cuccioli di cani pregiati Indagato un 44enne grossetano
Maxioperazione dei carabinieri forestali di Reggio Emilia: sgominata associazione che importava le bestiole dalla Slovacchia
Strappavano i cuccioli di neanche un mese alle mamme. Li stipavano nei bagagliai delle auto, senza cibo né acqua, senza vaccinazioni né microchip, senza passaporti né libretti sanitari. Così li portavano dalla Slovacchia all’Italia, spacciandoli per animali di almeno 65 giorni e nati in Italia. Un bulldog francese “blu” pagato 300 euro si vendeva anche a mille euro. Un giro d’affari stimato in 500mila euro all’anno.
Quattordici persone sono indagate dalla Procura di Reggio Emilia nell’operazione “Crudelia” e tra queste anche un grossetano di 44 anni, già nei guai in passato per commercio illecito di animali. Secondo i carabinieri forestali stavolta sarebbe implicato nel trasporto di cuccioli. La sua casa è stata perquisita martedì.
Da due anni i carabinieri forestali di Reggio Emilia indagavano su un traffico illecito di cani di razza che avrebbe coinvolto circa un migliaio di cuccioli tra bulldog francesi, maltesi, chihuahua e shiba-inu.
Tutto è nato nel 2017 dopo alcuni esposti e querele di persone che avevano acquistato cuccioli nel Reggiano, poi ammalatisi o morti per malattie presumibilmente contratte perché non erano stati correttamente vaccinati. I denunciati sono una donna di 29 anni, nativa di Praga e residente a Reggio Emilia, suo marito, 37 anni, di origini napoletane, e il padre di lei, 54 anni, cittadino della Repubblica Ceca.
Appostamenti e intercettazioni ambientali e telefoniche e acquisizione di immagini su transiti autostradali durati mesi hanno permesso agli investigatori di ricostruire una organizzazione che sarebbe stata capeggiata dai tre, indagati per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, frode nell’esercizio del commercio, falsità in atti e truffa. Per loro sono scattate le misure cautelari del divieto di espatrio e di dimora in nove regioni. A loro viene anche contestato il reato di maltrattamento di animali a causa delle condizioni in cui venivano tenuti.
La donna, ritenuta a capo dell’organizzazione, secondo quanto emerso dalle indagini provvedeva a trovare i cuccioli in Slovacchia, consultando siti internet, contattando gli inserzionisti e pattuendo numero, prezzo e modalità di consegna. Creava poi annunci su famosi siti italiani per rivenderli e si occupava delle consegne. Il padre effettuava i viaggi e si occupava delle vendite, e così il marito che in più – hanno ricostruito i carabinieri forestali – acquistava e compilava, falsificandoli, i libretti veterinari da fornire ai clienti, e si occupava anche lui delle vendite gestendo una rete composta da diverse persone in tutta Italia che, a loro volta, rivendevano i cuccioli, sia come rappresentanti di esercizi commerciali sia come privati attraverso la pubblicazione di annunci su internet.
In particolare sono indagate altre undici persone: un allevatore di Bergamo, due coniugi di Monza, due persone di Reggio Emilia, due titolari di negozio a Piacenza, un commerciante di La Spezia, una persona di Ravenna e il 44enne grossetano. Perquisizioni in abitazioni e negozi di animali, toelette e accessori per cani sono state fatte nelle città di Reggio Emilia, Piacenza, Ravenna, La Spezia, Bergamo, Milano e Grosseto (qui è stata perquisita solo la casa el 44enne). Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 129 cuccioli, oltre a otto auto, cellulari, pc, tablet, registratori di cassa, registri, libretti sanitari, microchip e farmaci veterinari. Sottoposti a radiografie, alcuni sono risultati di neanche un mese, mentre negli annunci veniva indicato che i cani in vendita avevano almeno 65 giorni. —
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