Il Tirreno

Grosseto

la manifestazione 

«Il carcere non va chiuso» La polizia protesta in piazza

Francesca Gori
«Il carcere non va chiuso» La polizia protesta in piazza

Sindacati compatti contro lo smantellamento della struttura di via Saffi In Prefettura l’incontro con il Provveditore: nuova riunione il 10 maggio

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Oggi alle 17,30 il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone incontrerà la direzione del carcere di Grosseto per valutare la decisione di chiudere la struttura. È un altro tassello, questo, nella complessa vicenda che ieri mattina ha portato in piazza con striscioni e ragioni, i rappresentanti dei sindacati e gli agenti di polizia penitenziaria che a gran voce hanno chiesto che la casa circondariale di via Saffi non venga chiusa prima della costruzione - e apertura - di un nuovo carcere in città. Cgil, Cisl, Uil, Fsa hanno manifestato in piazza Rosselli, davanti alla Prefettura, dove a mezzogiorno si è svolto l’incontro con il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria al quale ha partecipato, oltre alla prefetta Cinzia Torraco anche il presidente del Tribunale, il procuratore capo, il sindaco, il questore, comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di finanza, il direttore della task-force valorizzazione e dismissione immobili non residenziali del ministero della Difesa, la direttrice del carcere, il responsabile del Demanio Toscana e Umbria, il responsabile della Soprintendenza e quello del Presidio militare territoriale e referente della Regione Toscana. Un incontro durante il quale è stata presentata al Provveditore la possibilità di utilizzare l’area demaniale dell’ex deposito artiglieria Ansaldo in via Senese, per la realizzazione di un nuovo istituto di pena.

In piazza intanto, si sono ritrovati gli uomini della penitenziaria, quelli che verrebbero travolti dalla decisione di chiudere il carcere di via Saffi. «Se la struttura non è adeguata - dice Fabio Strianese, del Fsa Cnpp - potrebbe essere rimessa a posto almeno fino a quando non sarà pronta la nuova casa circondariale. Gli agenti a Grosseto hanno casa, famiglia e figli. Non è pensabile un trasferimento a Massa Marittima, distante quasi 60 chilometri dalla città». C’è poi da considerare anche quello che ruota intorno al carcere: i lavoratori delle cooperative che si occupano dei servizi, come la mensa e la spesa dei detenuti, il personale civile che lavora nella struttura, le forze dell’ordine che sono sul territorio, il personale della Procura e del tribunale. «Le spese per i cittadini - dice Eleuterio Grieco, responsabile regionale degli agenti della polizia municipale della Uil - aumenterebbero, in questo modo perché aumenterebbero le spese di gestione così come i problemi di sicurezza, mancando un presidio così importante per il territorio». La provincia di Grosseto poi, mostra anche un’altra criticità: quella dell’essere mal collegata da un punto di vista delle infrastrutture con il resto della Toscana. «Bisogna ragionare anche in un’ottica regionale - aggiunge Grieco - e soprattutto bisognerebbe anche ripensare la funzione del carcere. Con il recupero dell’ex caserma Anselmo sarebbe possibile costruire qui un carcere modello». L’assessore all’Urbanistica Fabrizio Rossi ha espresso la disponibilità del Comune a presentare una variante al regolamento urbanistico per concedere quell’area demaniale alla realizzazione del progetto, nel caso in cui venisse approvato e finanziato dal Ministero e dalla Regione. —

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