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Acquedotto, Landi si fa da parte Ipotesi di presidenza “senese”

Gabriele Baldanzi
Acquedotto, Landi si fa da parte Ipotesi di presidenza “senese”

Venerdì 19 aprile l’assemblea per eleggere il nuovo presidente e il nuovo cda Balocchi, Franci e Tiberi chiedono un rinvio o la leadership dell’amiatino Renai

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Venerdì 19 aprile, antivigilia di Pasqua, alle 10 si riunirà l’assemblea dei soci di Acquedotto del Fiora, una platea composta dai 55 Comuni dell’ambito territoriale 6 e dal socio privato Acea.

All’ordine del giorno, il mandato in scadenza del consiglio di amministrazione e la nomina dei nuovi vertici, oltre all’approvazione del bilancio di esercizio 2018 e del piano industriale e strategico. L’attuale presidente – Emilio Landi – da tempo ha fatto sapere al suo partito, il Pd, che non intende ripetere l’esperienza. Farà un passo di lato, lasciando strada ad altri. Previsto anche l’avvicendamento di altri membri del cda. Giovedì sera si è svolta la direzione del Pd, nel corso della quale sarebbe maturato l’accordo quasi unanime su un nome della componente Zingaretti (maggioranza nel partito), «un uomo con un curriculum senza macchie», spiegano dal Pd grossetano. Contrari a questa soluzione risultano Federico Balocchi (sindaco di Santa Fiora in scadenza), Claudio Franci (primo cittadino di Castel del Piano ancora per un mese) e l’ex presidente Tiberio Tiberi. I tre chiedono un rinvio o, in alternativa, la presidenza per l’attuale vicepresidente, l’amiatino/senese Roberto Renai. Insomma, Amiata über alles. Il motivo è presto spiegato: la montagna, in barba a prospettive di gestione regionale, multiutility e accorpamenti, vuole continuare a esercitare un diritto “politico” sulla sua acqua, evidentemente non garantito con un manager non indigeno. E in questa battaglia sarebbe disposta a votare con Siena e, se necessario, con il centrodestra. Cosa che potrebbe accadere venerdì.

Tra i grossetani dovrebbe entrare anche Luigi Colomba, in quota Lega, mentre l’Amiata senese resterà comunque rappresentata dal già citato Renai (Pd, Piancastagnaio) e sempre Siena esprimerà gli ultimi due membri, uno dei quali (in quota centrodestra) farà poi il vicepresidente se alla fine sarà un grossetano a occupare la poltrona più scomoda e ambita.

I comuni della provincia di Grosseto detengono il 32% del capitale di Fiora, il comprensorio senese il 28. Il restante 40 è appannaggio di Acea. Spacchettando il 32% di quote grossetane si scopre che il 19,3 % è controllato da amministrazioni di centrosinistra e il 12,7 dal centrodestra, mentre a Siena il rapporto di forze è 19,2% centrosinistra e 8,8% altri. I tavoli resteranno aperti tutta la prossima settimana e fino all’ultimo si tenterà di trovare un punto di equilibrio. Il centrodestra (grossetano e senese) intende chiedere il rinvio dell’assemblea a dopo le elezioni. Il centrosinistra no. Il Pd vuole chiudere sul presidente grossetano senza se e senza ma.

Balocchi e Franci stanno in mezzo, combattuti tra l’appartenenza politica e la ragion di stato. La possibilità di un rinvio, con proroga per Emilio Landi, diventa ogni giorno più probabile, ma perché ciò accada serve una maggioranza che il centrodestra, due/tre comuni amiatini e altri comuni come Pitigliano, Colle val d’Elsa, Capalbio (quelli non sempre allineati col Pd) al momento non hanno. Serve che anche i comuni senesi governati dal centrosinistra si appattino per la melina. Con questa paradossale situazione alla fine aumenta il potere del partner privato.

Il voto di Acea diventa decisivo. —

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