Il Tirreno

Grosseto

Chiusura del carcere I sindacati fanno il sit-in

Chiusura del carcere I sindacati fanno il sit-in

Lunedì 15 aprile il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria sarà in città In piazza Rosselli la manifestazione degli agenti della polizia che rischiano il posto

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Manca ancora la firma del ministro di Grazia e giustizia Alfonso Bonafede a sancire la chiusura del carcere di via Saffi. La decisione potrebbe essere presa lunedì 15 aprile quando a Grosseto arriverà il Provveditore Toscana-Umbria dell’Amministrazione penitenziaria, Antonio Fullone, che incontrerà il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e la direttrice del carcere, Maria Cristina Morrone, per decidere il futuro della struttura che si trova in centro a Grosseto. Che sì, deve essere spostata altrove, come sostenuto dai rappresentanti delle istituzioni e dalle stesse persone che nella casa circondariale di Grosseto lavorano, ma non prima che un’altra struttura penitenziaria venga costruita in città. E per questo, c’è già la disponibilità del Comune, che vorrebbe inserire nel piano operativo il terreno demaniale che ospitava l’ex deposito dell’artiglieria caserma Ansaldo di via Senese dismessa dalle Forze Armate già da qualche anno. In contemporanea all’incontro istituzionale che si svolgerà in Prefettura alle 12, ci sarà il sit-in organizzato dalla Uil Pubblica amministrazione al quale parteciperanno anche i colleghi della Cisl.

Sono 26 gli agenti della polizia penitenziaria che lavorano al carcere di Grosseto e che, con la chiusura, rischierebbero il trasferimento in altre città della Toscana e dell’Umbria. «Agenti la cui età si aggira sui 50 anni, che hanno famiglie in città e che hanno acquistato case e sottoscritto mutui - spiega Francesco Sansone, coordinatore provinciale Uilpa - Il disagio maggiore sarebbe per loro, ma anche per gli altri lavoratori della struttura, i 15 civili che lavorano nell’amministrazione e anche i tre dipendenti delle cooperative che si occupano dei servizi di mensa e della spesa dei detenuti. Loro perderebbero il posto». Un’altra cinquantina di persone senza stipendio in città. «Ma non è soltanto questo il problema - aggiunge Sansone - Una città come Grosseto non può restare senza una struttura penitenziaria. Noi chiediamo che venga costruito un nuovo carcere prima della dismissione di questo. Qualche problema strutturale, è vero, c’è. Ma c’era anche quindici anni fa e abbiamo sempre lavorato bene, mettendoci d’impegno. Possiamo tranquillamente continuare in questo modo finché non verrà costruita una nuova struttura».

Progetto, questo, che viene fortemente caldeggiato da Fabrizio Rossi, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e assessore all’Urbanistica del Comune di Grosseto. «Sia come partito che con il mio assessorato - dice Rossi - ci siamo adoperati per questa soluzione: un mese fa ho scritto al ministro della Giustizia Bonafede, ma ancora oggi non abbiamo ricevuto risposta. L’area sulla quale costruire l’abbiamo già individuata. A Grosseto serve un carcere giudiziario che possa contenere almeno 150 detenuti. In Italia invece di costruire nuove strutture si depenalizzano i reati e si lasciano i delinquenti in giro».

Una struttura di media sicurezza, moderna, con spazi dove anche le associazioni potrebbero organizzare nuovi servizi per i detenuti. «Il concetto di detenzione è cambiato - spiega Sansone - A Grosseto, dove molti detenuti sono tossicodipendenti e dove non possono essere scontate pene lunghe, c’è bisogno di un carcere che possa permettere alla direzione di organizzare percorsi differenti. Solo così la pena avrà efficacia». —

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