Orfani a causa dell’amianto raccontano il loro dramma
Tratto da un romanzo opera dello scrittore follonichese Alberto Prunetti va in scena uno spettacolo sulla strage silenziosa. Ed è l’intreccio di due storie
Dall’inchiostro impresso sulle pagine di un libro, alle voci e ai passi che si rincorrono sul parquet del palcoscenico. Le storie dei figli e dei loro padri operai, morti a causa dell’amianto, si intrecciano nella trama di “Amianto. Una storia operaia”, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore follonichese Alberto Prunetti. A portarlo in scena, con tutto il suo bagaglio di ricordi ed emozioni, è Barbara Bertucci, maestra elementare e scrittrice pistoiese con la passione per il teatro, che per la prima volta si cimenta nella regia teatrale, guidando da dietro le quinte i suoi colleghi attori della compagnia “Niente repliche siamo stanchi”.
Barbara è la figlia di Mauro Bertucci, operaio Breda morto nel dicembre 2013 a 67 anni a causa di un mesotelioma provocato dall’esposizione all’amianto. L’incontro della donna con lo scrittore follonichese Alberto Prunetti, figlio dell’operaio trasfertista Renato, anche lui ucciso dall’amianto, avviene proprio a Pistoia nel 2013, durante la presentazione del romanzo dell’uomo organizzata al Cral Breda, oggi Hitachi Rail Italy, in via Ciliegiole.
Lo stesso luogo scelto per mandare in scena lo spettacolo sabato 23 marzo alle 21,15. L’idea di dare vita a uno spettacolo teatrale sul tema dell’amianto nasce tre anni fa, dietro la spinta della sezione locale di Legambiente Pistoia e del suo presidente Antonio Sessa.
«È in quel momento che ho pensato al romanzo di Alberto – racconta Bertucci, colpita in prima persona dal dramma di perdere il padre a causa dell’amianto, proprio come accaduto a Prunetti – Ma non è stato per niente facile, perché ho dovuto lavorare molto anche su me stessa. Mi ci sono voluti tre anni, con lunghissimi periodi di pause, e tanta forza per rimettere insieme tutti i pezzi, e portare in scena uno spettacolo aderente al racconto di Alberto, ma dove allo stesso tempo c’è anche molto di mio, della mia storia e di quella del mio babbo».
Sul palco, lacrime, rabbia, ma anche tante risate e battute alla toscana, tra racconti del presente e tuffi nel passato, proprio come nelle pagine dense del libro di Prunetti, a cui Bertucci ha voluto rimanere aderente il più possibile. «Non mi ero mai misurata con la regia di uno spettacolo – prosegue la scrittrice e esordiente regista – Ho lavorato tanto sul testo del romanzo riadattandolo a spettacolo e condividendo molto anche con gli altri attori della compagnia. È stato un lavoro corale. Lo spettacolo è breve, ma di grande impatto emotivo. Durante le prove, ogni volta che i miei compagni sono in scena, mi emoziono, perché è come rivivere vicende vissute».
Un passato doloroso che, nonostante tutto, Bertucci non ha rinunciato a portare sul palco. Una «messa laica» la definisce, che «non poteva non andare in scena che al Cral, un luogo simbolo di questo dramma cittadino».
A assistere allo spettacolo ci sarà anche Prunetti, con cui Bertucci – negli anni di stesura del copione – si è confrontata più volte. «Questo è un lavoro che dedico alla memoria del mio babbo e di tutti gli altri babbi morti a causa dell’amianto. Un atto che sentivo dovuto anche nei confronti della mia città», conclude Bertucci. –
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