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«Le mie radici qui da 40 anni» Asor Rosa è cittadino onorario
Durante la cerimonia in Comune il critico e scrittore è apparso commosso La Lega polemizza ma Bellumori smorza: «La richiesta è arrivata dai cittadini»
La sua casa è nell’antico cuore del borgo. Sono più di quarant’anni che viene qua a trascorrere le vacanze e non solo: in questo stesso lasso di tempo ha fatto da protagonista nella cultura italiana, stroncando correnti letterarie e cercando di risollevare una coscienza, specialmente ambientale.
C’è un legame profondo tra Capalbio e Alberto Asor Rosa, 86 anni. Lui si è detto commosso. «Conosco a menadito le distese dei boschi, dei prati e delle dune, che arrivano fino al mare; conosco vie e viuzze dell’entroterra; e conosco capalbiesi dei due sessi, di ogni genere e mestiere», ha detto emozionato durante la cerimonia il critico letterario ed ex deputato Pci. Un legame che ha portato il consiglio comunale ad adottarlo a tutti gli effetti, consegnandogli la cittadinanza onoraria.
La cerimonia si è tenuta ieri davanti a una ventina di persone, tra parenti e amici. Tra questi anche i proprietari dello stabilimento Ultima Spiaggia, compreso Adalberto Sabbatini, l’imprenditore che a ottobre ha proposto la procedura al sindaco Luigi Bellumori. «Ho trascorso qua delle ore indimenticabili – dice Asor Rosa prima della cerimonia – Trovo che Capalbio sia stata e sia tuttora un luogo di tranquillità, riposo e distensione: quindi sono molto lieto che questa fedeltà sia stata riconosciuta dal consiglio comunale e dal sindaco».
Ma la formazione dichiaratamente marxista dell’intellettuale ha suscitato da subito diverse polemiche nel borgo circa la cittadinanza onoraria, a partire dall’ex sindaco Gastone Franci.
Ieri mattina poi, durante la cerimonia, il segretario provinciale della Lega Andrea Ulmi ha diffuso una nota parlando di «un atto non condiviso dai capalbiesi, simbolo di un’arroganza di potere tipica del sistema della sinistra radical chic di cui Capalbio è stato simbolo».
Ma la piccola Atene è davvero ancora simbolo di una certa sinistra? «Un cambiamento c’è stato – dice Asor Rosa – Quarant’anni sono molti, soprattutto in una fase storica di mutamento ambientale. Ma credo sia cambiata molto meno rispetto ad altri posti italiani, c’è stato uno sforzo da parte dei cittadini locali di mantenere questa identità che altrove, in altri luoghi, si è persa radicalmente». Bellumori comunque difende la scelta fatta.
«Era una richiesta che veniva dai cittadini, è stata fatta una valutazione anche con le associazioni sul territorio – dice il sindaco – È una persona che ha condiviso molte battaglie del territorio, come quella sull’ambiente e in particolar modo sul paesaggio. E l’ambiente non è mai di parte. Penso che il ragionamento fatto dal consiglio comunale sia proprio questo».
L’ex direttore de L’Espresso e de Il Tirreno, Bruno Manfellotto, chiamato a presentare Asor Rosa, liquida tutto in «polemicucce di paese».
Il giornalista è interessato più al profilo della figura che siede accanto a lui e per esaltarne le caratteristiche cita “Scrittori e Popolo”, il primo saggio pubblicato dal letterato con cui fece piazza pulita della critica letteraria del tempo, attaccando mostri sacri quali Carlo Cassola e Pier Paolo Pasolini. Il poeta friulano ne rimase talmente colpito al tempo da dire che Asor Rosa è stata la persona che gli ha fatto più male nella vita. «Indagava il concetto di popolo e le deformazioni arrivate sia a destra sia a sinistra», spiega Manfellotto. Insomma, Asor Rosa studiava i populismi, termine oggi ben più in voga rispetto al radical chic. Solo che lo faceva 40 anni fa. —
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