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LA STORIA

Multa all'Italia per falsi reimpianti: "Non è un danno allo Stato italiano ma un danno a tutti i cittadini"

Francesca Ferri
Multa all'Italia per falsi reimpianti: "Non è un danno allo Stato italiano ma un danno a tutti i cittadini"

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GROSSETO. Una multa allo Stato italiano? In realtà è un salasso finito sulle spalle di tutti i cittadini contribuenti. Perciò quella in cui si è ritrovato coinvolto, suo malgrado, l’agronomo scansanese Luca Martinelli non è solo una vicenda personale.

«La multa – spiega Martinelli – riguarda tutti noi come comunità di cittadini e deve da ora in poi perdere la mia bandiera; deve essere quella di tutti perché si tratta di danno erariale alla comunità e non solo a me».

Una vicenda che, tra l’altro, non è finita. «Adesso – spiega Martinelli – viene la parte più difficile del lavoro perché nel frattempo sono state inoltrate le segnalazioni di legge alle sedi competenti, peraltro mai azionate da nessuno né nell’ambito civile né in quello giudiziario che aveva invece l’obbligo di farlo. La gente si aspetta piena chiarezza e la completa individuazione delle responsabilità che si troveranno a tutti i livelli della società, politica e non politica».

Intanto, come spesso succede, dal 2012, anno dell’emissione della sanzione derivante dalle infrazioni comunitarie (Decisione di esecuzione della Commissione del 26 giugno 2012), in Italia sono state introdotte nuove regole in materia di reimpianto. Due le tappe principali.

Dal 31 dicembre 2016 nuove disposizioni sancite dall’Unione Europea hanno chiuso il regime delle quote. Gli imprenditori che desiderano avviare l’attività vitivinicola non devono più comprare i diritti da un viticoltore che espianta, ma devono chiedere l’autorizzazione gratuita.

Chi invece vuole espiantare un vigneto ha un’autorizzazione all’impianto senza la possibilità, però, di vendere il proprio vigneto.

L’Italia ha avuto però la limitazione a circa 6mila ettari all’anno di massimale di nuovi impianti: qualsiasi fazzoletto di terra in più per farci un vigneto non verrà concesso.

Il nuovo sistema, definito “transitorio dinamico o di autorizzazione all’impianto”, durerà fino al 2030. —
 

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