A/gente comune lascia «Questa politica, un tritatutto»
cinigiano. «La nostra esperienza non è ripetibile». Il gruppo A/gente comune di Cinigiano, oggi in consiglio comunale guidato da Giovanni Barbagli, non si ripresenterà alle elezioni comunali 2019 e si trasformerà in associazione. Il motivo? Troppi gruppi politici in competizione: centrodestra, centrosinistra e forse anche il M5s. «Noi non entriamo in questo tritatutto», dice Barbagli. «Abbiamo atteso di conoscere come si muoveva la “politica” prima di decidere se ripresentarci o meno come gruppo A/gente comune», spiegano i consiglieri Barbagli, Serena Tucci e Alice Bianchini. E la politica si è mossa, perché «risulta che i maggiori gruppi politici di destra e di centrosinistra si apprestino a occupare la scena politica con tanto di simboli, bandierine e anche con un po’ di trasformismo politico tipico delle proposte poco chiare».
Per i consiglieri, insomma, «prevalgono le logiche partitiche e le bandierine, vengono meno i presupposti che avevano dato vita alla nostra esperienza nata nel 2014. Infatti, la lista A/gente comune, nacque per superare le varie identità partitiche, con l’idea che il comune si dovesse occupare dei problemi, dei bisogni e delle speranze della gente più che delle decisioni calate dall’alto delle logiche partitiche. Il cambiamento che noi auspicavamo era di andare oltre il dominio di una unica forza politica che aveva guidato il comune per oltre 25 anni». Il risultato elettorale non premiò la lista, che comunque raggiunse in poco tempo il 46% dei consensi.
Il gruppo rivendica oggi l’impegno costante nei cinque anni di attività, «un lavoro immane – dicono – con ben 578 atti fra mozioni, interrogazioni e ordini del giorno e costante contatto con la società».
A/gente comune ricorda anche i temi principali affrontati in cinque anni: la proposta della fusione come necessità di un comune che è a rischio estinzione, impegno nel ridurre la forte pressione fiscale, miglioramento degli indici di salute, critica alla gestione e agli sperperi delle Aziende Partecipate. «Siamo stati i primi a mettere sotto accusa la gestione di Ato sud arrivando fino alla denuncia alla Corte dei Conti per il reato di danno erariale», rammentano i consiglieri.
Ma che fine farà questa esperienza? Il gruppo si trasformerà in associazione culturale e sociale, «pronto ad accogliere le istanze dei residenti, tutelare i diritti e promuovere iniziative e idee per lo sviluppo del territorio». — F.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
