Il Tirreno

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il settore del mattone 

Gli edili incrociano le braccia, sciopero di tutto il comparto

Gabriele Baldanzi
Gli edili incrociano le braccia, sciopero di tutto il comparto

Cgil, Cisl e Uil proclamano una giornata di astensione per venerdì 15 marzo.Tremila posti di lavoro persi dal 2010

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GROSSETO. In Maremma l’edilizia, da oltre un decennio, vive una fase di involuzione, evidenziata – ogni anno – dai dati della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. È una situazione di crisi che non riguarda – è vero – solo la provincia di Grosseto, ma che qui si percepisce in maniera più netta, trattandosi di un comparto economico chiave, molto più che per altri territori. Pere venerdì è stato indetto uno sciopero di tutte le maestranze del settore. A guidare la protesta Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, che organizzano anche una manifestazione nazionale, a Roma. Il destinatario delle istanze dei lavoratori edili, è il Governo gialloverde.

I NODI

La Grosseto-Siena, la Tirrenica, una politica straordinaria per ripensare in modo diverso l’edilizia privata (non più nuove abitazioni ma recupero e riqualificazione dell’esistente), interventi sul dissesto idrogeologico, riqualificazione delle periferie e incentivi. Queste sono le rivendicazioni espresse dal segretario di categoria, Gianni Bracciali. «Ma potremmo continuare con molti altri punti – aggiunge – perché la lista delle cose che non vanno è lunga». Secondo Bracciali, che su questo ragionamento è perfettamente in linea con il presidente della Cciaa Riccardo Breda e con il direttore dell’Ance Mauro Carri, la provincia di Grosseto sconta un’inaccettabile isolamento infrastrutturale, a cui si lega un’oggettiva difficoltà per il mantenimento dell’occupazione in diversi settori, in primis l’edilizia.

I DATI
Dal 2010 al 2018 i posti di lavoro persi nella nostra provincia – stando ai numeri forniti da Fillea Cgil – sono circa 3mila, di cui quasi 2mila nell’edilizia privata e 500 nei grandi appalti pubblici. Altri 200 sono a rischio nell’immediato. A Grosseto e in provincia si sono costruite meno case e la metratura delle abitazioni è inferiore alla media regionale. Anche le compravendite, nel decennio, sono diminuite di circa il 15%. Le aziende del comparto sono calate del 8%, con le imprese giovani dimezzate: da 534 (nel 2011) a 267 (2018).

LA POLITICA

Secondo Fillea Cgil la responsabilità di questa situazione è prevalentemente della politica. «Viviamo campagne elettorali permanenti – prosegue Bracciali – e assistiamo impotenti al teatrino della politica, ai rimpalli, ai rinvii. Difficilmente, a ogni livello, si riesce a dare seguito alle decisioni già assunte. Per questa ragione le tre federazioni chiamano i lavoratori a Roma, per chiedere la convocazione di un tavolo al ministero delle infrastrutture. Cosa vogliamo? Priorità di intervento per il settore e lo sblocco delle grandi opere già programmate e quasi completamente finanziate».

GLI APPALTI

Gli attori del comparto edile chiedono anche una modifica del codice degli appalti, «che vada incontro alla qualità del lavoro e delle imprese, rafforzando il meccanismo del Durc con la congruità del costo della manodopera e il rispetto dei contratti collettivi di categoria». Infine Bracciali evidenzia una spigolatura che anche la Maremma, il fenomeno dei “nonni nei cantieri”: «È inaccettabile che non si riesca a trovare sistemi flessibili di uscita per quei lavoratori vicini ai 70 anni costretti a svolgere ancora lavori gravosi e usuranti in attesa di una pensione dignitosa, con notevole aumento delle malattie professionali e degli infortuni». —
 

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