Cerchi il cassonetto e trovi i soliti post-spazzatura su fb
Caro, bramato misterioso cassonetto intelligente d’ultima generazione, giunto in città per risolvere una volta per tutte l’universale problema della monnezza, dove sei? Dove ti nascondi? Dove le incognite tessere per accedere alla tua interiorità? Le danno insieme a quelle per il reddito di cittadinanza? Perché tieni celate le tue virtù, consapevole cassonetto? Sei su fb? Hai un sito? Una mail? Rispondi ai messaggi vocali? Ti si vede su Instagram, o almeno ti si può mandare un telegram? E replicherai, mandando istruzioni per geolocalizzarti? Su Google maps s’è già guardato, non indica.
Tali le questioni metafisiche che agitano le anime dei residenti nel centro storico, all’interno della zattera delle Mura, in questi giorni. Essi, i residenti, gli indigeni, hanno visto lentamente sparire, durante il passato dicembre, i vecchi, archeologici cassonetti. Con terrore, hanno raccolto voci di strada che spiegavano la sparizione con l’arrivo di nuovi, terribili cassonetti dotati di comprendonio. Voci incredibili: strutture per la monnezza capaci di intendere, di volere, di parlare. Di fare i compiti dei bambini e anche di menare in caso di sistemazione della spazzatura scorretta.
L’orrore s’impossessò degli indigeni, come di Mister Kurz. L’orrore, l’orrore, l’orrore! Poi, fra la fine delle vacanze di Natale e Gennaio, i primi nuovi mostri sono apparsi. Gli indigeni si sentivano come nel film “Terminator’” Gli oggetti pensanti stavano per mettere l’uomo all’angolo, costringendolo alla schiavitù perpetua. I nuovi cassonetti ora non sembrano molto diversi dai vecchi. Solo più piccoli, compatti, dotati di luci, lucine, aperture con chiave informatica, struttura d’accesso con tessera e, naturalmente, telecamera. Ma la tessera?
La tessera, si diceva, era in arrivo. E ad alcuni, infatti, è già arrivata. In molti altri casi, si parla di consegna per la prossima estate. Nel frattempo, chi possiede la tessera e può, ha studiato il sistema e cerca di stoccare la spazzatura nei nuovi cassonetti. Tentando di salvare la propria esistenza, le mani, le dita. L’anima. Chi non l’ha ricevuta, ha iniziato delle coltivazioni usando la vecchia spazzatura. Oppure cerca di rivenderla in altri paesi come generi di conforto. Quando è proprio messo al muro, prova a buttarla negli angoli delle strade, in luoghi oscuri, punti invisibili. Quanto potrà durare? Alcuni indigeni si rivolgono a fb per indicazioni. Ma vi trovano i soliti post-spazzatura, Fedez, la Ferragni. —
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