Il Tirreno

Grosseto

Addio a Cesare, il suo bar una “lucciola” che ha rischiarato le notti di Marina

Francesca Ferri
Addio a Cesare, il suo bar una “lucciola” che ha rischiarato le notti di Marina

Signori, 69 anni, dal 1976 gestiva con la moglie il chiosco ai giardini di via IV Novembre, punto di riferimento per i giovani

3 MINUTI DI LETTURA







Il suo chiosco, tra i campi da tennis e via XXIV Maggio, è da sempre un’istituzione per Marina di Grosseto. Per 40 anni chiunque tirava tardi la notte d’estate, dopo la discoteca, si fermava qua, tappa obbligata per una birra, un panino o un bombolone caldo. L’insegna recita “La Lucciola”, ma per tutti era semplicemente “Cesare”, quel Cesare Signori che lo aveva aperto insieme alla moglie Sandra nel 1976 e che ogni estate, immancabile, lo riapriva.

Cesare Signori se n’è andato ieri mattina. Non aveva neanche 70 anni; li avrebbe compiuti il 2 aprile. Da un paio di settimane la sua salute era improvvisamente peggiorata. È spirato durante il ricovero nel Padovano, dove viveva con la moglie.

Originario di Buriano (Castiglione della Pescaia), Cesare Signori era andato giovanissimo, appena 18enne, a Padova per fare il militare. Qui aveva conosciuto Sandra. «Mia mamma aveva appena 15 anni – racconta il figlio, Andrea Signori –. Da allora sono rimasti sempre insieme. Mia madre insegnava italiano a scuola, mio padre aveva un negozio di fiori recisi; d’estate andavano a lavorare nel ristorante di mio zio Bernardo, a Punta Ala. Poi, nel 1976, aprirono il bar a Marina di Grosseto».

Qui Cesare e Sandra hanno accolto generazioni di giovani che, prima o dopo la discoteca, si fermavano a mangiare il mitico hamburger o a bere una birra. «Almeno due generazioni di ragazzi – dice ancora il figlio Andrea –. Mio padre aveva voluto aprire questa attività con una mentalità, si può dire, “del nord”, ovvero: si lavora finché il cliente chiede il servizio. A qualsiasi ora della notte, se qualcuno chiede di mangiare, lo si fa accomodare. Nei primi anni tiravano anche fino alle 6 del mattino. Poi sono arrivate tutte le norme e le limitazioni di orario e le cose sono cambiate».

Non è cambiato però lo spirito con cui Cesare e Sandra si sono dedicati al loro bar. Grandissimi lavoratori, persone affabili e per bene: così li ricordano tutti. Anche la scorsa estate il bar è rimasto aperto, con Cesare e Sandra, appena andata in pensione dalla scuola, sorridenti dietro al bancone.

«Il nome “La Lucciola” lo mise mio padre – ricorda Andrea – perché il bar si trovava in un punto buio dei giardini e le loro erano le uniche luci». Con il tempo all’insegna è stata aggiunta quella di “Cesare e Sandra”, ma tutti conoscono quel posto come “Da Cesare”.

Cesare aveva avuto problemi di salute circa vent’anni fa, ma fu curato e si riprese benissimo. «Tra i medici che lo hanno seguito c’è stato anche un chirurgo che, da ragazzino, veniva al bar», ricorda ancora Andrea. Poi, due settimane fa, un malessere improvviso che lo aveva convinto a fare degli approfondimenti e il referto infausto dei medici. «E pensare che mio padre io non l’ho mai visto star male, nemmeno per un raffreddore», dice ancora il figlio Andrea.

I funerali si svolgeranno mercoledì 6 marzo, alle 10. 30 ad Arzergrande, in provincia di Padova. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera