«Maestre, il vostro titolo non vale più» E in 12 rischiano il licenziamento a giugno
Doccia fredda per le insegnanti diplomate già assunte a tempo indeterminato. Rosini: «Sono state prese per i fondelli»
È il secondo colpo basso che ricevono e che spalanca la porta al loro licenziamento. L’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 20 febbraio ha confermato i capisaldi della sentenza precedente del dicembre 2017: il diploma magistrale abilita all’insegnamento ma non ha valore concorsuale. Tradotto: care maestre diplomate, che dopo aver lavorato per anni con il gesso in mano siete riuscite nell’ultimo biennio a portare a casa il tanto agognato contratto a tempo indeterminato (il “ruolo” si dice nel gergo della scuola), dovete ripartire da zero (o quasi). Prima sono state assunte, a giugno le licenzieranno: al netto di colpi di scena. Tra la Maremma e l’Amiata sono una dozzina le insegnanti che si trovano in questo limbo.
chi sono le sfortunate
La sentenza riguarda quelle maestre non laureate che da anni insegnano grazie al diploma magistrale. Dopo un lungo precariato, nello scorso biennio avevano ottenuto la cattedra di ruolo. Un sogno diventato realtà, con una sola microzona d’ombra, cioè una “T” accanto al loro nominativo nella cosiddetta graduatoria ad esaurimento (Gae) per il personale docente della scuola primaria (dalla quale provenivano), che significava “inserimento con riserva”. Quella “T” indicava che bisognava risolvere un grattacapo sul quale, nel tempo, si era depositata una valanga di ricorsi: il diploma magistrale vale per insegnare (prima valeva) oppure no? Il 20 dicembre 2017 una sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha stabilito che ha valore abilitante, ma per essere “in regola” bisogna superare un concorso. A giugno, dunque – se non ci saranno sorprese o se la Cassazione nell’udienza già fissata del 12 marzo non ribalterà il giudizio – riceveranno il benservito. La sentenza del Consiglio di Stato ha effetto su migliaia di maestre con diploma magistrale ma non riguarda l’intera platea: colpirà le insegnanti che hanno procedimenti ancora pendenti e dovrebbero salvarsi invece coloro che hanno in mano una sentenza passata in giudicato; per chi sarà licenziato e ha tentato di far valere il proprio diritto ricorrendo alle carte bollate senza ottenere nel frattempo un giudizio, è la beffa nella beffa.
la promessa vana
«Ci troviamo di fronte alla più grande presa per i fondelli della storia repubblicana – dice Stefano Rosini, coordinatore di orgoglioprecario. it – In campagna elettorale il M5s aveva promesso un piano transitorio per l’assunzione dei precari abilitati e non: ma la sentenza del Consiglio di Stato ha disatteso le speranze che le maestre avevano riposto nei parlamentari grillini. Anche Matteo Salvini prevedeva, una volta al Governo, di creare una graduatoria in cui sarebbero stati inseriti gli abilitati della scuola dell’infanzia e della primaria, che sarebbe diventato il terzo canale di reclutamento con le Gae e le Gm del concorso 2016. Nessuna di queste promesse è stata mantenuta». –
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