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Grosseto

il vescovo di grosseto 

Tantissime domande legate al male di vivere

El. G.
Tantissime domande legate al male di vivere

Cetoloni: «L’impennata è specchio della crisi esistenziale» Per gestire il fenomeno ha chiamato a raccolta i sacerdoti

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GROSSETO. Monsignor Rodolfo Cetoloni (vescovo di Grosseto, ndr), Lei conferma che ricevete continue richieste di esorcismo?

«Sì, so che padre Mario e Mauro, i due esorcisti della nostra Diocesi, ricevono richieste tutti i giorni. In certi casi le persone sono seguite per anni, in altri casi sono nuove».

La domanda è in aumento? E se sì perché?

«Parlare di grande mole non significa che vi sia un aumento degli indemoniati, ma una crescita di un male di vivere, del disagio e della solitudine, sì. Cresce il numero di persone che chiedono aiuto alla Chiesa. La percentuale di possessioni però è scarsa, un 1-2% in tutta Italia. Il fenomeno è raro: il problema è gestire la massa in aumento. Come la crisi economica ha aumentato la mole di chi va a magiare alla Caritas, così la crisi esistenziale sta aumentando il numero di chi ha bisogno di aiuto e si rivolge all’esorcista. Se lei va in farmacia vede quanta gente va a prender psicofarmaci, e anche la Chiesa si trova a gestire questo nuovo tipo di bisogno. Attenti a non “diavolizzare” ogni cosa e a non vedere il diavolo ovunque, dunque».

Perché questo bisogno di rivolgersi all’esorcista?

«In passato le persone accettavano di più il disagio, c’era più sopportazione. Oggi c’è la voglia, chiamiamola pretesa, di voler guarire subito. Guardi i farmaci: se hai mal di testa entro 5 minuti devi avere la pasticca. Si è creata l’esigenza che si possa uscire subito dal disagio. Così con l’esorcista: si crede che basti una preghiera per scacciare subito il male. Ma non è così: i fedeli non devono illudersi di trovare ricette facili, serve un cammino di fede».

Due esorcisti sono sufficienti?

«Sì, seppure la mole di gente che arriva è superiore alla capacità di ascolto e di guida».

Nominerà altri esorcisti?

«No. Non ci sono da fare altre nomine. C’è da organizzarsi, crescere. Il lavoro che stiamo facendo è quello di creare più sensibilità nei sacerdoti, perché facciano da “filtro”. La mattina in cui è venuto Murgia abbiamo avuto un incontro coi sacerdoti per dire: il problema c’è, bisogna stare uniti. Ho chiesto di stare vicini a padre Mario e Mauro: è importante che non siano soli. La nostra Diocesi conta 120mila abitanti: due persone sono sufficienti e lo diventeranno ancor di più se questa rete di ascolto tra i sacerdoti si rafforzerà ulteriormente, attraverso la guida e l’accompagnamento spirituale, e in alcuni casi – laddove ce n’è bisogno – anche con l’aiuto di altre specializzazioni. È quella che chiamiamo la pastorale della consolazione, che richiede molto impegno, mentre oggi anche i parroci sono oberati da mille incombenze che talvolta rendono difficile il portare avanti come si desidererebbe il proprio ministero di ascolto, che comunque c’è. Questo percorso va ulteriormente intensificato, proprio per evitare che una persona che avverte un malessere interiore si senta spinta ad andare immediatamente dall’esorcista e, se non trova la risposta che pretende, dal mago…

Un messaggio ai fedeli?

«È importante comunicare il mal di vivere, il non pensare che vi siano formule spirituali o che “magicamente” possano risolvere immediatamente il disagio. L’esperienza di fede è un cammino da percorrere nel tempo». – El. G.

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