Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Morì sul lavoro a trent’anni «Un’erronea procedura»

P.S.

Chiusi gli accertamenti sull’incidente alla Fam che costò la vita all’operaio Andrea Serrotti: «Non fu aperta una valvola di sfiato»

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GROSSETO. L’incidente del 25 maggio 2018 in seguito al quale (quattro giorni dopo) perse la vita Andrea Serrotti, 30 anni, avvenne nello stabilimento Fam mentre era in corso la fase di collaudo della tenuta delle saldature del pre-filtro, un elemento da applicare prima delle pompe per evitare che eventuali residui possano causare guasti. Una fase effettuata utilizzando l’aria compressa, invece che l’acqua.

Una fase ad alto rischio, ha detto l’ingegner Gianfranco Savelli, nominato dal gip Sergio Compagnucci nell’ambito dell’incidente probatorio sulla tragedia avvenuta nel capannone della Fam. L’incidente è stato causato, ha scritto l’esperto (che ha effettuato sopralluoghi e sentito gli addetti) dalla «apertura del coperchio, quando all’interno del pre-filtro vi era ancora aria alla pressione di collaudo pari a 1,8 bar e cioè senza prima aver annullato tale pressione». In altre parole, Serrotti avrebbe dovuto aprire il rubinetto di sfiato dell’aria compressa: e invece non lo fece (la valvola è stata trovata in posizione chiusa) e il coperchio partì come un proiettile, colpendo alla testa l’operaio. «Un’erronea procedura di collaudo posta in essere dall’operatore senza però che tale rischio fosse previsto e segnalato e che per esso fossero previsti e posti in essere presidi atti a eliminare le conseguenze dannose dell’evento».

Sotto indagine per omicidio colposo (il fascicolo è affidato al pm Salvatore Ferraro) ci sono la titolare Paola Checcacci e il responsabile della sicurezza, l’ingegner Claudio Benassi, consulente esterno della ditta, difesi rispettivamente dagli avvocati Roberto Baccheschi e Dario Chielli, Romano Lombardi e Leonardo Befi. Anche la famiglia di Serrotti è presente, come parte offesa, con gli avvocati Riccardo Lottini e Davide Botti. Presenti ieri in udienza anche i consulenti delle parti.

Ma la procedura di collaudo con l’aria compressa era codificata o no? Ce n’era una con l’acqua, meno rischiosa, redatta dalla stessa azienda. L’ingegner Savelli ha specificato che nel Documento di valutazione rischi non c’erano indicazioni sul collaudo con aria compressa né sui rischi né su prevenzione e protezione. Serrotti aveva ricevuto istruzioni da un collega che lo aveva affiancato in precedenza. Il datore di lavoro avrebbe però dovuto essere a conoscenza della procedura di collaudo, avrebbe dovuto prevedere eventuali errori del collaudatore e avrebbe dovuto adottare gli accorgimenti necessari per eliminarli: collaudo su banco, protezione dell’operatore con schermo metallico, congegno di apertura del pre-filtro soltanto dopo l’uscita dell’aria compressa.

Incidente probatorio chiuso, atti tornati in Procura per le successive determinazioni. — P.S.

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