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Gratta o scommetti ogni maremmano “versa” 291 euro l’anno all’Erario
La nostra provincia è tra quelle meno “spendaccione” ma, complice l’impoverimento, «il problema si allarga anche alle donne e ai giovanissimi»
GROSSETO. Il gioco, si sa, è una miniera d'oro per le casse dello Stato e ieri i numeri diffusi dal Sole 24 Ore ne hanno dato l’ennesima conferma. La Maremma, però, forse perché impoverita, forse perché esiste un numero minore di luoghi a disposizione per giocare, conferma una bassa propensione al rischio.
Se Prato, con 672 euro pro capite, registra la spesa più elevata d’Italia, Grosseto, in questa classifica calcolata al netto delle vincite e prendendo in esame la sola popolazione maggiorenne, occupa l’86° posto, portando “solo” 29,4 milioni di gettito per l’Erario (291 euro all’anno per ogni cittadino over 18). Il dato, pubblicato dal Sole 24 Ore e fornito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, fotografa gli introiti per lo Stato dell’anno 2017 derivanti dal cosiddetto “gaming”, con esclusione dei portali che ospitano i giochi telematici (per esempio le scommesse sportive su piattaforma o il poker on line, solo per fare due esempi). In totale 19 miliardi, che il direttore dell’Agenzia, Benedetto Mineo, conferma anche nel 2018. Una cifra enorme, da capogiro, sulla quale presto arriverà una stretta, in particolare su slot machine e video lottery, che rappresentano il 60 per cento delle puntate. Il governo, infatti, ha annunciato, già nel 2020, un sistema di lettura della tessera sanitaria, inserito nelle macchinette, che limiterà la giocata soltanto ai maggiorenni, come già succede per i distributori automatici di sigarette.
Non solo. Questo tipo di “garanzia” mapperà anche la tendenza al gioco dei futuri percettori del reddito di cittadinanza, che in caso perderanno il diritto al sussidio. In Toscana la legge che disciplina il gioco è la 57 del 2013. Modificata di recente, fissa in 500 metri - misurati per la distanza pedonale più breve - la distanza tra le sale da gioco e i luoghi sensibili come istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali o altri istituti frequentati principalmente da giovani, oltre a strutture ricettive per categorie protette. Risultano 16.059 gli apparecchi attivi in tutta la regione, in netto calo rispetto a due anni prima: nel 2016 erano oltre 24mila.
Anche in Maremma la ripartizione delle giocate ricalca il trend nazionale: la fetta più grande della somma “investita” nel gioco (291,40 euro pro capite), finisce nelle new slot e nei videoterminali (172 euro). Seguono subito dopo il Lotto e i Gratta e vinci (lotterie istantanee) con una media di circa 40 euro a testa. Per Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso, «c'è una fascia di popolazione che pare più esposta al rischio di sviluppare una dipendenza. I ludopatici appartengono a una fascia socioculturale e socioeconomica più bassa, hanno meno anni di istruzione, o lavori precari. Sono persone meno fortunate che possono trovare nel gioco una sorta di rivalsa. La nostra esperienza locale ci insegna, però, che il problema si sta allargando alle donne e, in misura minore, ai giovanissimi. Secondo gli psicologi è una rivincita sulla vita il fatto di avere un ambito nel quale si ha la sensazione soggettiva di poter controllare la fortuna. Purtroppo questo tipo di dipendenza, seppure sotterranea, meno visibile di altre, produce gli stessi danni sociali: saltano le famiglie, gli equilibri finanziari, le relazioni. Si può finire per compromettersi con organizzazioni malavitose». —
Gabriele Baldanzi
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