Pene pesanti per il riciclaggio di automobili rubate e smontate
Prime sentenze per l’operazione “Recycling” della polstrada Era stata contestata l’associazione per delinquere
Salvatore Diaco, crotonese abitante a Milano, 7 anni e 12.000 euro; Salvatore Callipari, reggino domiciliato a Trezzano sul Naviglio, 5 anni 4 mesi e 9.000 euro; Rino Cacace, milanese abitante nel Pavese, 5 anni e 8.000 euro; Giovanni Mereu, milanese, 4 anni 8 mesi e 7.000 euro; Giuseppe Alfano, palermitano residente a Milano, 3 anni 6 mesi e 6.000 euro. Tutti con la riduzione di un terzo prevista dalla scelta del rito abbreviato. Più le spese processuali e di custodia in carcere. Ad Alfano (unico cui sono state concesse le attenuanti generiche - aveva confessato) è stata revocata la sospensione della pena concessa dal Tribunale di Milano nel 2015.
Pesanti le condanne all’udienza preliminare (giudice Marco Mezzaluna) per l’associazione per delinquere che vedeva complessivamente dieci imputati (per gli altri posizione stralciata) finalizzata al riciclaggio e all’autoriciclaggio di veicoli, alla soppressione di targhe e documenti di circolazione. Un modus operandi che secondo la Procura aveva un percorso preciso: furto e reperimento di automobili di recente fabbricazione oggetto di furto nella zona di Milano (anche mediante sofisticate apparecchiature elettroniche); trasporto all’impianto di demolizione F&M in località Merlina di Gavorrano; smontaggio completo e “cannabalizzazione” per la vendita anche on line nonché assemblamento di veicoli incidentati e acquistati come rottamati così da ricavarne un nuovo veicolo; abrasione oppure punzonatura dei numeri di telaio e asportazione di targhette identificative; distruzione delle targhe e dei documenti di circolazione. Nove le auto rubate e smontate nel corso degli accertamenti, durati due mesi.
Un’indagine (denominata “Recycling”) della squadra di polizia giudiziaria della sezione polizia stradale che aveva permesso di individuare anche reati come truffa alle compagnie assicuratrici, simulazione di reato, violazione di sigilli. Un’indagine che si era avvalsa anche di intercettazioni telefoniche e che nell’agosto 2015 aveva portato all’emissione di sei ordinanza di custodia in carcere e una di arresti domiciliari.
In questa organizzazione sarebbero esistiti dei ruoli ben precisi: Stefano Ludovico il capo (fu arrestato), e anche costitutore insieme a Salvatore Diaco (arrestato); organizzatori Ludovico, Alfano, Cacace, Callipari e Mereu (anche questi quattro erano stati arrestati); promotori Ludovico e Diaco; socia Federica Ludovico (venne messa ai domiciliari per due mesi), figlia di Stefano.
Le sedici pagine di imputazione individuano le auto rubate o ricettate (ad esempio una Lancia Musa, una Ford Ka, una Fiat Punto Evo, una Fiat Panda 4x4, una Volkswagen Golf, una Fiat 500 Gucci). Per la Musa, Ludovico e Diaco (individuati come titolari di fatto dell’impianto F&M) avrebbero commissionato ad Alfano il furto e Callipari avrebbe portato a Gavorrano l’auto, forzata con uno “spadino” e con la centralina sostituita (con una senza codici di sicurezza) per poter avviare il motore. Federica Ludovico avrebbe curato l’aspetto amministrativo delle spedizioni dei pezzi smontati. Lei, come il figlio di Diaco (entrambi non sono stati giudicati in questo processo), sarebbero stati i responsabili formali dell’impianto. Per la 500 Gucci, sarebbe stato Mereu a portare alla Merlina l’auto rubata da Alfano e Callipari con le stesse metodologie. La simulazione di reato contestata anche a Diaco e Cacace riguarda un Volkswagen Transporter di cui era stata presentata una falsa denuncia per furto da parte del proprietario (il veicolo era assicurato - e per questo motivo c’è anche la truffa, ai danni di Helvetia) quando invece sarebbe stato consegnato per la demolizione all’impianto della Merlina.
Fox, Polo, Clio e Golf i modelli di altre auto completamente smontate e con parti vendute dopo l’abrasione dei numeri identificativi. C’è anche il caso di un motore, venduto a un’azienda di Monopoli e da questo restituito perché mancante del numero identificativo. Di tutte le auto sarebbero stati distrutti la targa e i documenti; tra il 5 e il 6 marzo 2015 sarebbero stati violati i sigilli apposti sull’impianto con lo scopo di sottrarre elementi di prova a carico. —
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