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Edicola chiusa in piazza Tripoli: ricorso al Tar contro il Comune
Il titolare, dopo un infarto, vuol venderla e apre solo un giorno all’anno per mantenere la licenza: «Colpa della Bolkestein»
Quattordici ore di lavoro al giorno, tutti i giorni dell’anno, per ventisei anni, nella sua edicola in piazza Tripoli. Poi il cuore che non ce la fa, la decisione obbligata di chiudere, i tentativi di trovare un compratore e i mille ostacoli imposti da una legge, la famigerata Bolkestein, che per anni tiene in sospeso ogni possibile via d’uscita. E quando le cose sembravano mettersi per il meglio, inaspettata, la doccia fredda dal Comune: licenza revocata. Che, tradotto, significa veder sfumare anche l’ultima possibilità di un epilogo positivo.
È finita con un ricorso al Tar contro il Comune di Grosseto la pluriennale odissea di Mario Bismuto, 57 anni, titolare dal 1988 dell’edicola in piazza Tripoli. L’edicola è chiusa dal 2014 e c’è una ragione.
«Ho preso l’edicola nel 1988 e ci ho lavorato tutti i giorni, tranne le feste comandate, per tredici, quattordici ore al giorno, finché nel 2014 non mi è venuto un infarto», racconta Bismuto.
«A quel punto ho provato a darla in gestione o in vendita. Ho la licenza per vendere i giornali e quella commerciale in generale», aggiunge.
È però intorno alla licenza per i giornali che ruota la vicenda. «Quella licenza mi permette di occupare il suolo pubblico – spiega Bismuto –. Ma da quando è uscita fuori la Bolkestein, vendere è diventato un problema».
La famosa direttiva europea – la stessa che regola l’occupazione delle spiagge da parte degli stabilimenti balneari – prevede che le licenze non siano più rinnovabili automaticamente, ma siano rimesse periodicamente all’asta (è cronaca di questi mesi la decisione, presa dal governo italiano, di rinviare l’applicazione della direttiva al 2020).
Questa incertezza legislativa ha fatto sfumare a Bisunto diverse occasioni di vendere l’edicola, e di rivederla così aperta, anche se – chissà – con qualche altro tipo di attività.
«Tutte le volte che trovavo qualcuno interessato a comprarla – spiega Bismuto – questi andava in Comune a informarsi su come funzionava l’occupazione di suolo pubblico e, quando gli veniva spiegato che rischiava di vedersi togliere l’autorizzazione, una volta che la Bolkestein fosse entrata in vigore, be’, l’accordo sfumava».
Intanto il tempo passa, Bismuto non può più lavorare ma non vuole perdere l’edicola e la sua preziosa autorizzazione a occupare suolo pubblico.
«La legge permette di mantenere la licenza per vendere giornali anche se si sta aperti un solo giorno all’anno – spiega l’edicolante – e così ho fatto nel 2015, nel 2016 e nel 2017. Ho aperto solo un giorno e nessuno ha avuto a che ridire».
L’anno scorso, poi, finalmente, Bismuto trova una persona interessata a rilevare il chiosco e a farne una gelateria.
«Siamo anche andati dal notaio per vedere come si poteva accordarsi – spiega Bismuto – e sembrava tutto a posto. Ma proprio in quel momento mi è arrivata la notifica dal Comune che mi vuole togliere la licenza». La comunicazione è del 5 dicembre scorso (disposizione 1225).
Bismuto però non ci sta, si rivolge a un avvocato e fa ricorso al Tar. Proprio in questi giorni il Comune si è costituito in giudizio. La parola, dunque, spetta ora ai giudici fiorentini.
«Quella del Comune io la considero una prevaricazione – spiega Bismuto –. In Italia non è mai successa da nessuna parte una cosa così. E infatti il Comune si è appellato a due sentenze che non c’entrano niente con il mio caso. So che l’associazione Amici di piazza Tripoli ha fatto richiesta di acquisire la mia pratica per vedere se ci sono anomalie. Quel giorno all’anno che tengo aperto ricevo sempre i controlli della Municipale. Vogliono togliere l’edicola? Io non ho alcuna intenzione di rinunciare alla mia licenza». —
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