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I 96 anni di Aldo, ultimo bersagliere in guerra: "Partii per il fronte e finii subito prigioniero"
Una sciarpa e un cappello bordeaux: dal passato al presente l’anziano festeggia il suo compleanno speciale in famiglia e tra i “cimeli”
GROSSETO. La mente riavvolge il filo del passato e in salotto riaffiorano i ricordi, ma non solo. Spuntano fuori anche gli “oggetti” fisici, palpitanti cimeli di un’epoca morta.
Una sciarpa e un cappello bordeaux, una bambolina a forma di bersagliere. E una foto con dedica risalente a 80 anni fa, che Aldo lasciò in consegna ai suoi prima di andare in guerra. «Dono alla mia famiglia una foto, ché mi devono guardare», è scritto dietro.
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Sorride nel suo divano di casa Aldo Marzocchi, il più anziano bersagliere maremmano che ha vissuto l’esperienza della guerra. Nato il 13 febbraio del 1923, l’arzillo Aldo ha compiuto 96 anni e vive a Grosseto in piazza Europa con la figlia Aldemara. Oggi festeggerà il compleanno, circondato dall’affetto dei familiari. È il più attempato bersagliere rimasto in provincia. Fino a qualche tempo fa faceva parte dell’associazione Bersaglieri. Poi l’età non gli ha più concesso d’essere parte attiva di manifestazioni e raduni, anche se il ricordo resta. Una memoria a volte sbiadita, e che altre volte torna prepotente con dettagli vivissimi. Le date soprattutto sono vissute con lucidità.
«Sono nato il 13 febbraio del ’23 nel comune di Scansano a Preselle – racconta lui vicino alla figlia - E lì sono rimasto fino al 1960 quando sono venuto a Grosseto. Mi sposai nel ’48 con Uliva Ferrini. Nel ’98 abbiamo festeggiato i 50 anni di nozze», sorride. La foto di Uliva, giovane e bellissima come un’attrice, è incorniciata in salotto. «Da giovane – dice Aldo – ho lavorato nel podere, facevo l’agricoltore. Andai militare a Verona all’ottavo Reggimento, avevo 19 anni: era il 2 settembre del 1942, poi andai in Sicilia», ricorda. «Ci avevano chiamato per reggere il fronte ma ci presero subito a tutti, noi bersaglieri: fui portato prigioniero in Africa con gli americani». E Aldemara: «Babbo fu imbarcato su una nave con destinazione America e invece finì in Africa in un campo americano dov’è rimasto a lungo. Mi ha sempre detto che aveva tanto caldo là, ma che a lui non dava noia. Mangiava bene, con gli americani: vide per la prima volta il cibo in scatola».
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Purtroppo quando è stato in Africa «nessuno aveva notizie di lui: la famiglia non sapeva se fosse vivo o morto, disperso: stette un anno e mezzo là senza riuscire a dare notizie. E comunque con gli americani ha sempre detto che stava bene. Apriva questi barattoli di roba e mangiava di tutto: marmellate o altre cose buone».
E poi? Quando tornò dalla guerra impiegò i risparmi per sistemare le sue cose: comprò un torchio per fare il vino nel podere di Scansano. Una volta a Grosseto si mise a lavorare come operaio in una cooperativa. Contento di essere stato nei bersaglieri? «Sì», dice lui, che per un pezzo ha continuato a partecipare ai raduni. «Sapete, mio padre ha vissuto la guerra, come bersagliere: ha vissuto la parte più dura; ma questo mondo gli è rimasto nel cuore», dice Aldemara mentre Aldo mostra il suo vecchio cappello, «di quando mi congedarono come bersagliere». —
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