Italia
Quando ci si affida solo all’export e senza una politica di sviluppo
L’imprenditore Del Gizzo fa la sua analisi del comparto caseario «L’attenzione al mercato locale è l’unica iniziativa davvero efficace»
l’intervento
guido del gizzo
La protesta dei pastori di questi giorni mette in evidenza, una volta di più, non tanto il “lato oscuro della mondializzazione”, quanto la nostra incapacità di affrontarlo e governarlo. Chiunque abbia frequentato il settore, o anche semplicemente un piccolo caseificio, negli scorsi anni, sa benissimo che questo era un bubbone destinato ad esplodere, con esiti abbastanza scontati, purtroppo, soprattutto per i produttori della materia prima. La novità significativa è che, per la prima volta, mi pare, venga finalmente messa in discussione l’utilità concreta del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano, individuato dai pastori sardi come responsabile della mancata tutela del mondo della produzione agricola.
La verità è che siamo difronte alla combinazione perversa di più fattori: un’infrastruttura burocratica, ormai ultradecennale, di consorzi e denominazioni d’origine che, se da una parte costituisce la griglia delle politiche di intervento europee, dall’altra ha smesso da tempo di garantire alcunché: né qualità, né origine delle materie prime, né prezzo; il vuoto pneumatico, da decenni, di politiche di settore e, soprattutto, di politiche di sviluppo locale: da molti anni il destino commerciale dei prodotti di qualità sembra essere solo quello dell’esportazione, che garantisce prezzi medio/bassi ai produttori, prezzi alti ai consumatori ma buoni profitti alla catena commerciale.
È ovvio che non si debba rinunciare a quel canale commerciale, ma è altrettanto ovvio che è quello che più risente della congiuntura internazionale: al contrario, l’attenzione ad un mercato locale è l’unica iniziativa anticiclica veramente efficace. Certo, è assai più complicato studiare lo sviluppo locale che costruire un canale di esportazione, ma, in fondo, nessun medico ha prescritto ai nostri amministratori di esercitare quell’attività, se ne sono incapaci.
Per quanto sopra, in assenza di politiche, sembra che se si parla di ambiente ci sia solo Legambiente e, se si parla di promozione di prodotti di qualità, ci sia solo Slowfood: bene che esistano, ma non dispongono degli strumenti della politica, che sono quelli che occorre mettere in gioco. –
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